A cura della dr.ssa Lidia Martinelli e del dr. Francesco Artegiani psicologo e psicoterapeuta

La richiesta e il bene del proprio bambino

La maggior parte delle richieste rivolte al proprio bambino sono indispensabili per proteggerlo dai pericoli, per permettergli di inserirsi in maniera funzionale nel suo contesto, per l’igiene personale e in tutti quegli ambiti che potremmo definire vitali per la sua vita quotidiana. E’ però difficile far passare questa loro importanza al bambino, così che diventa facile innescare non solo la disobbedienza ma anche la sfida con il genitore, con il rischio anche di incrinare i rapporti o l’atmosfera familiare. Riteniamo utile quindi riportare sei passi fondamentali per porre richieste al proprio bambino, in particolare per i bambini più resistenti (vedi anche articolo “Aiuto, ho un bambino difficile! I principi fondamentali per un’educazione corretta ed una comunicazione efficace”), che possono essere utilizzati nella vita di tutti i giorni per far percepire al bambino che queste richieste sono per il suo bene e non sono invece un tentativo di esercitare potere da parte del genitore.

Prima di provare ad applicare questi consigli è però indispensabile … che questo sia vero! Il genitore, prima di tutto, avrà bisogno di un’attenta auto osservazione delle proprie reazioni e dei propri stati interni che si attivano nel momento in cui il bambino disobbedisce così da rendersi conto di tutto quello che può essere contenuto, e quindi trasmesso, attraverso la richiesta stessa (ad esempio, “voglio controllarti!”, “devi fare quello che dico io!”, “sei cattivo!”, “tuo fratello/tua sorella non è così!”, “sono stressato, non crearmi altri problemi!”).

Sei passi per fare richieste

  1. Assicuratevi di dire solo quello che intendete comunicare. Prima di fare una richiesta al bambino è importante domandarsi l’effettiva importanza di quel compito. È proprio necessario che lo faccia? Ed è così fondamentale che lo faccia ora? Ma soprattutto: siete disposti a rimanere vicini al bambino e accompagnarlo finché non avrà portato a termine il compito (anche se per voi il bambino è “ormai grande”)? Se la risposta a una di queste domande è no, non fate la richiesta. Se la risposta è si allora siate pronti alle conseguenze sia positive che negative che possono accadere, rimanendo fermi nella vostra posizione. Con il tempo il bambino imparerà a capire che quando gli date un comando, intendete comunicare proprio quello che effettivamente dite (e non che, come può accadere, un compito diventa una questione di principio: “mi deve ascoltare”!) e l’obbedienza aumenterà.
  2. Dichiarate, non chiedete. Formulare una richiesta con una domanda apre al bambino la strada per disobbedire. Non si tratta, anche qui, di trasformare la richiesta in un comando autoritario, si può anche dire “per favore”, ma è necessario trasformare le richieste in semplici dichiarazioni. Con il tempo, se l’obbedienza sarà maggiormente interiorizzata (e accettabile per il bambino per la sua fragile autostima) questo sarà sempre meno necessario.
  3. Mantenete le cose semplici. È importante dare compiti semplici. Quasi tutti i bambini, specialmente i più piccoli, si confondono se ricevono comandi complicati o più comandi tutti insieme, non obbedendo a nessuno. Limitatevi a fare una richiesta per volta e solo dopo che lui l’ha svolto (e voi glielo avete riconosciuto, riconoscere solo gli sbagli è un altro automatismo che si crea con bambini difficili) potrete dargliene un altro. richiestebambino4Se il compito di per sé è complesso cercate di dividerlo in passaggi più semplici, ricordando sempre di lodarlo ad ogni passo.
  4. Assicuratevi che il bambino vi abbia sentito. Sembra scontato ma senza il contatto oculare non si può mai essere certi che il vostro bambino vi abbia realmente ascoltato. Il contatto oculare viene spesso rimpiazzato dal gridare, magari da una stanza all’altra. Se è necessario potete anche delicatamente spostare il viso del vostro bambino verso di voi per assicurarvi di avere la sua attenzione.
  5. Disfatevi della concorrenza. Un altro modo per assicurarvi che vi stia ascoltando è eliminare le distrazioni (sempre con rispetto e pazienza) come televisione, videogiochi, musica o qualsiasi altra cosa. Provate a far in modo che sia lui a mettere momentaneamente da parte la distrazione, senza essere invadenti.
  6. Assicuratevi di essere capiti. Oltre ad ascoltarvi, il vostro bambino dovrà anche capire quello che gli avete detto. Potrete verificare se vi ha capito anche dal suo linguaggio non verbale, per esempio se vi fissa senza muovere un ciglio, se ha un’espressione un po’ vacua, se non risponde o se non stabilisce un contatto visivo. Una buona conferma può essere farvi ripetere quello che avete detto (anche a posteriori, per capire se la disobbedienza è stata frutto di una mancanza di comprensione).

Riferimenti bibliografici

Barkley R.A. & Benton C.M. (2007). Figli irrequieti. Come migliorarne il comportamento. Armando Editore.

Lochman J.E., Wells K., Lenhart L.A. (2012). Coping Power Program. Programma per il controllo di rabbia e aggressività in bambini e adolescenti. Erickson.