A cura della dr.ssa Lidia Martinelli e del dr. Francesco Artegiani psicologo e psicoterapeuta 

Il “bambino difficile”

bambinidifficili3Collera. Rabbia. Atteggiamenti provocatori e di sfida continua. Rifiuto di fare anche le cose più semplici (“ma sarà mai così terribile lavarsi i denti?!”). Ogni tentativo di farlo felice non è mai pienamente sufficiente. Fa dispetti, è vendicativo, a volte persino aggressivo. Fa un certo effetto vedere la fatica e la frustrazione dei genitori di quei bambini che qui definiremo molto genericamente “difficili” (quando questi comportamenti si fanno particolarmente estremi si parla di disturbo oppositivo-provocatorio). In queste pagine vogliamo fornire delle indicazioni pratiche ed essenziali per aiutare i genitori a rapportarsi con i propri figli andando oltre il giudizio sui comportamenti oppositivi (“sei cattivo!”) e per fornire delle alternative più funzionali a tutte quelle reazioni che partono in automatico (come urlare, offendere, punizioni non contingenti, evitamento) che non solo non sono utili ma, di fatto, alimentano disaccordi e contrapposizioni. Qui ci focalizzeremo in particolare sugli errori più comuni nella comunicazione fornendo alcune regole essenziali per rendere più funzionale il proprio atteggiamento verso i propri figli.

 

La forma di dialogo migliore

REGOLA N.1. Nessuna direttiva, nessuna correzione.

Il “bambino difficile”, paradossalmente, è tendenzialmente un bambino con scarsa autostima. La sua reattività e il suo essere permaloso sono spesso provocati proprio dalla sua scarsa capacità di tollerare critiche, anche leggere o costruttive, perché a lui arrivano come una svalutazione profonda della sua identità (ancora in fase di costruzione). Quello che un bambino difficile innesca in un genitore è una serie infinita di comandi, critiche, domande intrusive che non fanno che alimentare la sua rabbia disfunzionale. Un’alternativa utile a questo atteggiamento, se per esempio il bambino sta giocando o se sta svolgendo un campito che gli avete assegnato, è quella di descrivere in modo acritico quello che il bambino sta facendo piuttosto che dare istruzioni o cercare di modificare. Questo può essere efficace perché aiuta il bambino ad essere più consapevole di quello che sta facendo e ha maggiore possibilità da autocorreggersi senza che sia una critica esterna a farlo, acquisendo più fiducia in sé stesso. Un altro automatismo che si innesca con un “bambino difficile” è, detta in poche parole, il non fargliene passare una. Qualsiasi cosa, anche minima, che lui sbaglierà (soprattutto se contraria a quello che voi avete indicato) sarà tacciata come gravissima, appesantendo non solo lui ma anche voi genitori. Recuperare la leggerezza e il piacere di stare con il proprio bambino è sicuramente un passo fondamentale per rendere felici voi e vostro figlio.

REGOLA N.2. Evitare domande intrusive.

La forma mentis classica per mostrare interesse verso i propri figli è spesso fare il maggior numero di domande. I più piccoli soprattutto, invece, quando sentono le “domande di sondaggio”, spesso incalzanti e insistenti, non percepiscono un reale interesse ma sentono controllo e invadenza e tendono a porsi sulla difensiva, chiudendosi o arrabbiandosi. Nel dimostrare interesse è necessario un esercizio di equilibrio, sintonizzazione e autoconsapevolezza. Il genitore dovrà cercare di capire se il bambino è disposto a parlare in quel momento non interpretando il suo rifiuto a rispondere necessariamente come un segno di non rispetto.

REGOLA N.3. Lodare in modo selettivo.

Questo è un altro difficile esercizio di equilibrio e sintonizzazione. La lode è uno strumento educativo controverso: può innescare nel bambino un’adesività passiva alle richieste del genitore pur di compiacerlo e ricevere amore e attenzione ma, allo stesso tempo, gli è fondamentale per costruirsi un’immagine di sé stesso come individuo che possiede le risorse necessarie per affrontare la vita. Il consiglio è quello di dare elogi specifici, che non generalizzino il giudizio alla sua intera persona. E’ bello dire, per esempio, “Stai andando bene!” ma un formula ancora migliore è “Caspita, che mani ferme che hai per mettere insieme tutti questi pezzi delle costruzioni!”. Questo commento, riferendosi a ciò che effettivamente vi piace o vi colpisce di quello che vostro figlio sta facendo, evita che il bambino, magari nel momento in cui sbaglia, possa mettere in discussione l’intera immagine di sé, rimanendo invece focalizzato sulle sue abilità in uno specifico ambito (per esempio, di giocare con le costruzioni). Per lodare e incoraggiare non esiste solo il “bravo” (di contro, per evitare che il bambino non sia adesivo nei nostri confronti non è sufficiente togliere il “bravo”), esiste un vasto repertorio di lodi che passano non solo per il canale verbale ma anche per quello non verbale, molto più attivo nei bambini rispetto a quello verbale. Qui di seguito riportiamo alcuni modi con cui comunicare stima in maniera funzionale:

-modalità non verbale: abbraccio, affettuoso colpetto sulla testa o sulla spalla, affettuosa frizione dei capelli, circondare il bambino con un braccio, sorridere, un piccolo bacio, gesto di approvazione con il pollice, ammiccare;

-modalità verbale: “mi piaci quando”, “sei bravo quando”, “sei davvero un grande nel”, “sei stato straordinario a”, “ottimo lavoro!”, “formidabile!”, “super!”, “fantastico!”, “certo che ti comporti da grande quando”, “sai, sei mesi non sapevi farlo così bene come adesso: se cresciuto davvero in fretta!”, “accipicchia!”, “vedrai quanto sarà contento papà/contenta mamma quando”.

 

Conosci il TUO bambino! 

bambinidifficili4Il vissuto di incapacità e il senso di colpa sono spesso paralizzanti in genitori di bambini che assumono certi comportamenti, portando, per esempio, ad atteggiamenti di difesa (come il ritiro o la rabbia) oppure a rimediare continuamente a quelle che vengono percepite come proprie mancanze, comunicando però al bambino poca stabilità e contenimento. Come è fondamentale conoscere sé stessi, come genitori, e le proprie modalità di agire nei confronti dei propri bambini, è fondamentale prendere in considerazione le caratteristiche peculiari del proprio bambino. Ogni bambino è diverso dall’altro, quella che è stata la vostra educazione può non essere adatta a vostro figlio, così come i metodi educativi usati con un figlio possono non essere efficaci per l’altro. Ciò che conta è la sintonizzazione costante con quello che il bambino in quel momento ci vuole dire, con i bisogni che esprime, considerando il suo temperamento di base e il suo carattere in costruzione, osservando quello che di nostro proiettiamo su di lui con i nostri comportamenti, giudizi e richieste (aspettative su di lui, rivendicazioni verso i propri genitori, stress personali). E’ importante quindi riflettere sui suoi punti di forza per non perdere mai di vista quello che il bambino ha di positivo e poterlo riconoscere ogni volta che si manifesta, valorizzando le sue capacità e, allo stesso tempo, prendere in considerazione i suoi punti di debolezza per tenerne conto nel momento in cui si esprime un giudizio su di lui, quando gli si fanno delle richieste o quando è necessario sostenerlo negli sforzi compiuti per superare le sue difficoltà.

 

Riferimenti bibliografici

Barkley R.A. & Benton C.M. (2007). Figli irrequieti. Come migliorarne il comportamento. Armando Editore.

Lochman J.E., Wells K., Lenhart L.A. (2012). Coping Power Program. Programma per il controllo di rabbia e aggressività in bambini e adolescenti. Erickson.