A cura della dr.ssa Giovannina Marasco e del dr. Francesco Artegiani psicologo e psicoterapeuta

Uno studio dell’università di Cambridge in Gran Bretagna aveva già segnalato, all’inizio degli anni Novanta, gli effetti che un’esposizione precoce e continuativa al piccolo schermo ha sullo sviluppo del linguaggio.

La televisione, zittisce i bambini i quali invece, fra zero e tre anni, cioè in quel periodo critico in cui si formano le strutture portanti del linguaggio, hanno bisogno di fare esercizio attivo con persone reali, di vocalizzare in sincronia con i propri desideri, esperienze e stati emotivi.

Recentemente, uno studio di Dimitri A. Christakis dell’Università di Washington (2009) ha confermato questi risultati.

IMG-20160809-WA0014E’ emerso che, durante i periodi di esposizione alla tv, le vocalizzazioni tra bambini ed adulti si riducono notevolmente. Ciò spiega, secondo l’autore, sia il ritardo linguistico registrato dallo studio di Cambridge sia i problemi di attenzione e di concentrazione evidenziati da altre ricerche, in quanto lo sviluppo del linguaggio, è una componente critica per lo sviluppo del cervello nella prima infanzia.

Non solo il linguaggio, ma anche il movimento e l’esplorazione attraverso i sensi sono importanti per lo sviluppo del cervello. Passare troppo tempo davanti allo schermo interferisce con lo sviluppo dell’intelligenza senso-motoria, tipica delle prime fasi dello sviluppo, con la formazione dello schema corporeo e anche con l’acquisizione di tutte quelle abilità, sociali e non, che si apprendono attraverso i giochi di movimento.

Infine, il rischio che i lattanti si relazionino al televisore come ad un oggetto transizionale è molto forte con tutte le conseguenze che ciò può comportare nelle età successive: dalla passività alla riduzione dei giochi spontanei, dall’assunzione acritica dei messaggi all’incondizionata permeabilità alla propaganda ed ai messaggi pubblicitari.

IMG-20160809-WA0015Tre studi hanno mostrato l’esistenza di una correlazione tra l’esposizione al teleschermo nei primi tre anni di vita ed i disturbi dell’attenzione all’età di 6-7 anni, associati spesso a problemi di concentrazione, impulsività, confusione e agitazione (Healy, 2004; Obel et al., 2004; Anderson e Pempek, 2005).

Una ricerca del 2008 mostra come il rumore di fondo del televisore acceso disturbi gli sforzi del bambino di mantenere l’attenzione sul gioco che sta svolgendo e quindi di seguire in maniera continuativa uno schema cognitivo-motorio ( Schmidt et al., 2008).

Quattro raccomandazioni:

  1. Definite un limite massimo di tempo dedicato ai media, tenendo anche in considerazione il fatto che l’Accademia Americana dei Pediatri ne sconsiglia l’uso nei bimbi sotto ai due anni. L’uso del televisore deve essere circoscritto ad un tempo limitato e, tale tempo va comunicato precedentemente al bambino. Concordate il tempo da trascorrere davanti al televisore, le fasce orarie ed i programmi più adeguati alla sua età. La contrattazione con i bambini più grandi, ascoltando la loro opinione, è un buon metodo per arginare i capricci. Inoltre, qualche minuto prima, avvisate il bambino dello scadere del tempo: questo vi permetterà di evitare crucci e tensioni allo spegnimento.
  2. Dovete fare altro? Al posto di utilizzare la televisione, scegliete un gioco individuale da proporre al vostro bambino. Se state preparando la cena, date in mano al bimbo delle ciotoline con le quali può giocare da solo, sul pavimento della cucina e starvi accanto o semplicemente guardarvi. Questo perché l’imitazione è un altro punto di rilievo: gran parte degli apprendimenti infantili avvengono per imitazione: quando un bambino imita ciò che vede fare dagli adulti o dai bambini più grandi accanto a lui, questi comportamenti riguardano delle situazioni reali e generalmente è meglio se i genitori nominano le situazioni e le emozioni ad esse collegate dando loro un senso. Di fronte allo schermo invece, il bambino imita senza ricevere alcun commento o indicazione. Tutto è decontestualizzato.
  3. Evitate di mettere la tv nella camera da letto del bambino: il momento del riposo deve essere un atto rituale in cui il genitore accompagna il bambino nel mondo dei sogni. L’agitazione neuropsicomotoria alla quale la tv espone, non permette al bambino di addormentarsi con quella serenità che lo porta a fare sogni tranquilli. La cosa migliore sarebbe, leggere una storia finché non si addormenta, magari a bassa voce affinché il tono soave di mamma o papà facciano chiudere gli occhi in un setting sicuro.
  4. Riconoscete che la tv potrebbe avere effetti negativi sul bambino: a volte mettete il bambino davanti al teleschermo perché sia fermo e calmo e, in effetti, finché è di fronte alla tv sembra entrato in uno stato letargico. Appena lo schermo si spegne, però, il bambino è molto più eccitato di prima e così, spesso, il televisore viene riacceso. Il fatto è che dietro ad un interesse apparente per lo schermo si nasconde una forma di inquietudine dovuta alla mancata corrispondenza tra le esigenze e i ritmi interni del bambino e gli stimoli mediati dallo schermo. Affascinato dalle immagini, dai suoni, dai colori e dal movimento, il bambino resta incollato al video senza però trovarvi quei ritmi e quel tipo di interazione di cui ha bisogno. Non ricevendo feedback adeguati ma sopraffatto da stimoli trascinanti, alla lunga può, è questo l’aspetto più preoccupante, inibire i propri slanci empatici, ridurre l’interattività, delegare la comunicazione al flusso multimediale.