A cura della dott.ssa Anastasia Dionisi, psicologa, e della dott.ssa Lidia Martinelli

Da “salute” a “benessere”

“Benessere” sembra essere diventato un termine ombrello relativamente generico, per non dire, in realtà, eccessivamente vago che accorpa qualsiasi cosa crei anche minimamente soddisfazione e piacere. Nella cura di sé o nel raggiungimento di un livello medio-alto di soddisfazione della propria vita, questa parola sembra rappresentare un obiettivo comune in ambiti anche molto lontani fra loro, al punto da lasciare spesso le persone in balia di false suggestioni o di fraintendimenti. Il passaggio dall’utilizzo del termine “salute” al termine “benessere” segna, in realtà, un importante passaggio nell’era attuale, espresso anche dai 21 obiettivi del “programma 21” dell’Organizzazione mondiale della Sanità per il XXI secolo in Europa: l’obiettivo delle professioni di aiuto deve sempre essere più quello della promozione e della prevenzione piuttosto che quello della cura. Sembra sempre più necessario creare condizioni favorevoli affinché ogni individuo possa svilupparsi in maniera libera, sana e creativa, all’interno di spazi di consapevolezza e condivisione con altri individui come lui.

Secondo l’OMS, infatti, la “promozione della salute” è definita come “il dare alle persone i mezzi per diventare più padroni della propria salute”.

Pur sembrando utopico, il fatto che sia la stessa OMS a prendere atto di un tale obiettivo non può che incoraggiare, ognuno di noi, a perseguire questo obiettivo nella nostra vita quotidiana. Anche la nostra associazione, e così altre realtà di associazionismo sparse nel territorio italiano e non solo, cerca di attenersi a queste linee guida e principi al fine di dare il suo contributo all’interno di questo cambio di rotta che sta investendo non solo l’ambito psicologico o medico di per sé, ma ogni ambito scientifico e di crescita del potenziale umano.

Il benessere…in tre parole

Come indicato anche dalla definizione stessa data al concetto di benessere da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riassumiamo qui il concetto di benessere in tre principali parole chiave:

  • Globalità
  • Equilibrio
  • Controllo

Globalità. Il benessere si sostituisce infatti al termine “salute” per includere l’importanza non solo della salute fisica ma anche di quella mentale e sociale (ora la proposta è di estendere il concetto anche all’aspetto spirituale, come riportato nel rapporto della Commissione Salute dell’Osservatorio europeo su sistemi e politiche per la salute) al fine di percepire una reale soddisfazione di sé (Carta di Ottawa, 1986). Uno dei passaggi fondamentali dell’ultimo secondo in ambito scientifico è proprio il ritorno all’importanza del senso di unità e globalità, passando da una separazione fra tutte le scienze dei secoli precedenti alla consapevolezza della riduttività scientifica di questo paradigma, osservando, in particolare, come corpo e mente siano parti inscindibili e che solo un approccio sistemico all’essere umano (espresso dal modello biopsicosociale) può permettere un reale raggiungimento del benessere inteso nella sua accezione etimologica di “essere-esistere bene” (Carta di Ottawa, 1986).

Equilibrio. Sarebbe utopico pensare allo stato di benessere come stabile e duraturo, anche da questa consapevolezza deriva molto spesso non solo la fatica nel prendersi cura di sé ma anche la disillusione verso determinate pratiche di aiuto. Sempre l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il benessere come capacità di muoversi in una realtà che è necessariamente complessa, multiforme e in continuo cambiamento, talvolta anche difficile o addirittura traumatica. Anche in questo senso diventa centrale il ruolo della prevenzione, partendo dai primi anni di vita e coinvolgendo il maggior numero di contesti sociali (scuole, aziende, le nostre stesse famiglie…) al fine di creare una cultura del benessere che prepari l’individuo a sostenere la realtà per come essa è (Carta di Ottawa, 1986). Si inserisce quindi una chiave di lettura adattativa al benessere, dove quindi l’individuo può essere e sentirsi completo ed efficace se si sente in grado di adattarsi in maniera flessibile alla realtà che lo circonda.

Controllo. Per poter essere in equilibrio abbiamo bisogno di sentire che abbiamo potere e controllo sulla realtà che ci circonda, con la libertà di poterci muovere nella vita senza farci schiacciare dalle difficoltà cadendo negli effetti negativi e distruttivi che lo stress, a diversi livelli, può creare. Necessitiamo in particolare di alcune competenze (o Life Skills) di base, cognitive, emotive e relazionali:

  • Gestione dello stress
  • Empatia
  • Comunicazione efficace
  • Capacità di relazione interpersonali
  • Gestione delle emozioni
  • Consapevolezza di sé
  • Creatività
  • Senso critico
  • Capacità di risolvere i problemi
  • Capacità di prendere decisioni

Tutto ciò, quindi, che ci fornisce queste competenze può aiutare e dirigere la nostra vita verso una condizione di benessere (Marmocchi, Dall’Aglio, Zannini, 2004). Capiamo quindi l’efficacia e il contributo di diverse pratiche, anche fisico-corporee, nonché del lavoro su sé stessi in termini psicologici così da avere un riscontro e degli effetti a livello prima relazionale e poi, in maniera più estesa, a livello sociale.

Benessere: un’urgenza sociale!

Al di là delle etichette diagnostiche, stati di malessere che vanno dalla depressione medio-grave, ansia e manifestazioni diverse di stress (chiamate appunto “le malattie del nostro tempo”) sono sempre più diffuse e compromettono non solo la soddisfazione di vita della popolazione generale ma gravano anche sulla spesa pubblica in maniera a dir poco ingente. Secondo gli studi epidemiologici dell’OMS hanno valutato che:

  • oggi la depressione interessa 350 milioni di persone nel mondo;
  • in 17 paesi europei, in media 1 persona su 20 riferisce di aver avuto un episodio di depressione nel corso dell’anno precedente;
  • negli ultimi anni circa la metà della spesa pubblica europea è stata utilizzata per malattie provocate da stress con un ammontare di oltre 50 miliardi di euro.

È ormai, quindi, una responsabilità sociale comprendere il più rapidamente possibile che questa situazione, benché diffusa, non è la normalità. Occorre un salto di consapevolezza nel comprendere che il proprio malessere merita spazio di ascolto e comprensione e che garantirsi la possibilità di condurre la propria vita in condizioni di serenità e qualità deve rappresentare una priorità per produrre poi, a cascata, effetti positivi su ogni dimensione della propria vita… e non solo.

Bibliografia

Organizzazione Mondiale della Sanità (1986), Carta di Ottawa, Prima Conferenza Internazionale per la Promozione della salute.

P.Marmocchi, C.Dall’Aglio e M.Zannini (2004) “Educare le Life skills. Come promuovere le abilità psicosociali e affettive secondo l’Organismo Mondiale della Sanità”, Erickson.

Sitografia

http://www.for-mother-earth.it/profilo.php