a cura della dott.ssa Lidia Martinelli, psicologa

L’importanza del comunicare

Imparare a comunicare in maniera efficace può rappresentare uno snodo importante sia per prendere consapevolezza di alcuni propri aspetti personali. Lavorare sulle proprie modalità di comunicazione può essere di grande aiuto su un piano personale e, più in generale, su quello relazionale. Comunicare con consapevolezza significa essere connessi intimamente ai propri bisogni, considerati la base dei propri sentimenti e delle proprie azioni, sia funzionali che non, così da sciogliere schemi di pensiero e di relazione che, invece che avvicinarci, ci allontanano dagli altri.

Verranno qui proposti alcuni punti ispirati ai principi base della Comunicazione Non Violenta di Marshall B. Rosenberg, in quanto sono pratici da applicare e sono fondati proprio sull’importanza del rispetto verso sé stessi e verso i propri bisogni.

I passaggi di una comunicazione efficace

OSSERVARE SENZA VALUTARE. Al fine di comunicare efficacemente e mettersi in contatto con gli altri in maniera onesta, aperta e genuina, è fondamentale imparare a osservare, senza imporre valutazioni e giudizi. Opinione comune è il credere che valutare e giudicare sia necessario e normale, mentre è importante riconoscere che questa tendenza ha un forte impronta culturale ed educativa. Nell’ambito della comunicazione, a prescindere dal contesto specifico in cui questa avviene, l’astensione dalla valutazione è importante al fine di mettersi in contatto empatico con l’altro, così da instaurare un colloquio consapevole. Qualsiasi giudizio o valutazione, sia positiva che negativa, nasce da propri sentimenti che a loro volta derivano da nostri bisogni. Astenersi dal giudizio non significa, chiaramente, farsi andar bene tutto ciò che si ascolta, ma rimanere in contatto costante con sè stessi e con il proprio interlocutore, così da poter effettivamente ascoltare ciò che egli realmente sta dicendo e rispondere sulla base di quello che realmente sento e penso. La valutazione non consapevole di questo processo allontana da sé e dall’altro, nonché dal raggiungimento dei propri obiettivi, qualora ve ne siano.

ESPRIMERE I PROPRI SENTIMENTI, NON I PROPRI PENSIERI. Riconoscere ciò che sentiamo e di cui abbiamo veramente bisogno è fondamentale per permetterci di non confondere stati interiori diversi (per esempio, la rabbia con la tristezza) e fare le giuste richieste. Si può, per esempio, essere arrabbiati con il proprio partner e urlargli/le addosso la rabbia che si prova perché non ci dedica il giusto tempo, oppure si può esprimere la propria tristezza nel sentire che si ha un bisogno non soddisfatto di vicinanza e protezione. Il termine “consapevolezza” tende spesso a portarsi dietro un’idea di autosufficienza che, non solo spesso non è realistica, ma non è quello di cui abbiamo davvero bisogno. Fare richieste è quindi accettabile, perché umano, ciò che non è utile è confondere i propri stati interiori tra di loro e non fare di conseguenza la richiesta che effettivamente soddisfarà il proprio bisogno.

ACCETTARE LA RESPONSABILITÀ DEI PROPRI SENTIMENTI, SENZA ATTRIBUIRNE LE CAUSE ALL’ESTERNO. Una volta compresa l’importanza del riconoscimento dei propri bisogni, un punto importante da sottolineare è quello di assumersi la responsabilità dei propri sentimenti e delle proprie emozioni, ovvero imparare a spostare dall’esterno (inteso come “gli altri” o “le situazioni”) all’interno l’origine di ciò che si prova e cominciare quindi a percepire i propri giudizi, e le interpretazioni degli altri come espressioni distorte di propri bisogni. In altre parole, al fine di instaurare una comunicazione consapevole, è importante imparare a considerare quello che avviene fuori come uno stimolo per una nostra reazione interiore, ma non come la sua causa. Questo non serve a togliere responsabilità all’altro, quanto piuttosto a riprenderci il potere di cambiare e gestire le nostre emozioni senza sentirci in balia di quello che accade fuori di noi, sempre incontrollabile fino in fondo.

FARE LE GIUSTE RICHIESTE, ANCHE DI APPREZZAMENTO. Le richieste sono diverse dalle pretese. Le richieste sono percepite come pretese quando gli altri credono di essere incolpati o puniti se non vi si conformeranno. Davanti a una pretesa, sono possibili tendenzialmente due opzioni: sottomettersi o ribellarsi. La persona che effettua la richiesta è percepita come coercitiva e la capacità dell’interlocutore di rispondere con empatia è bloccata. E chiaramente quanto più una persona ha sentito di essere stata sottoposta a pretese nella propria vita, tanto più tenderà ad avere pretese nei confronti degli altri. La chiave per distinguere tra una richiesta e una pretesa è il livello di empatia. Mostriamo che stiamo esprimendo una richiesta in base al modo in cui reagiamo al rifiuto di quella richiesta. Richiedere l’apprezzamento altrui è legittimo e accettabile nella misura in cui questo non sia dovuto a mancanza di autonomia emozionale, ovvero dipendenza dai complimenti conferma della propria identità. L’apprezzamento più lecito in senso psicologico è quello fornito per celebrare insieme qualcosa che riguarda la persona che lo riceve, così che l’intenzione rimanga quella di una connessione empatica per condividere con il cuore qualcosa che accade a noi o al nostro interlocutore.

Bibliografia

Rosenberg M.B. (1998), Le parole sono finestre…oppure muri. Introduzione alla comunicazione non violenta., Esserci Edizioni.