A cura della dott.ssa Giovannina Marasco

È necessario cominciare a pensare alla paternità come a qualcosa su cui investire a vantaggio delle generazioni future. Un padre coinvolto fin dai primi giorni di vita del figlio è fondamentale sia per la crescita del bambino sia per il sostegno che può dare alla neomamma.

La percezione del ruolo paterno si è molto evoluta negli ultimi decenni. Se all’inizio del 1900 il padre veniva fondamentalmente considerato maestro morale deputato alla disciplina dei figli, incarnando in sé le istanze normative del progetto pedagogico familiare, e, in continuità col passato, procacciatore di cibo e stipendio, i decenni che hanno segnato l’ingresso nel terzo millennio hanno fatto sì che il ruolo paterno evolvesse da semplice modello di ruolo per l’identità di genere dei figli maschi anche a sostegno emotivo con un forte impegno e investimento in un progetto di co-genitorialità condivisa con la madre.

Da una ricerca apparsa nel 2006 a proposito di uno studio con 118 padri, è emersa una figura di padre che già al termine della gravidanza sembra avere maturato sentimenti paterni e idee abbastanza chiare riguardo all’esperienza che sta vivendo. Un padre consapevole che alla nascita del bambino ha bisogno anche di lui. Il legame con il figlio sembra essere vissuto direttamente e non soltanto attraverso la mamma. Il desiderio di cura appare sincero e a volte quasi eccessivo. Da varie ricerche è emerso che il coinvolgimento paterno ha importanti ricadute sul modello di sviluppo di un figlio in quanto limita i problemi comportamentali in adolescenza e ne migliora il funzionamento sociale e relazionale anche durante l’infanzia.  Un padre presente costituisce una risorsa per la crescita del figlio sin dai primi giorni di vita e, al tempo stesso, rappresenta un valido supporto a sostegno delle competenze relazionali ed educative della neomamma. A volte, però, il padre non riesce a giocare questo ruolo, poiché vive in modo problematico e minaccioso la vicinanza emotiva tra madre e neonato che, per lui, può diventare -a tratti- perfino dolorosa. Al contrario, invece, capita che le mamme percepiscano al proprio fianco padri troppo coinvolti, incapaci di capire che la giusta vicinanza emotiva alla madre deve corrispondere a quella “distanza” che permette di vivere lo spazio relazionale con il proprio bambino, sentendosi protagonista assoluta di quel periodo speciale che alcuni autori connotano proprio con il termine “luna di miele” tra mamma e figlio. Insomma, essere un buon padre significa evitare di diventare un “mammo” assillante e intrusivo ma, allo stesso tempo, imparare ad accompagnare la neomamma, modellando un triangolo relazionale che offra al figlio un modello di co-genitorialità efficace e conquistato sul campo con fatica e pazienza, ma anche con soddisfazione e gratificazione da parte di entrambi i genitori.

È utile allora, aiutare gli uomini a comprendere le dinamiche, i processi e le variabili che, nel primo anno di vita, portano un neonato a rimanere “attaccato” alla mamma ed a “venirne accudito” in modo prezioso ed esclusivo, così da renderli pronti a comprendere meglio quale potrebbe essere il loro ruolo.

IL CERCHIO DEI PAPÀ: esperienza sperimentale dell’USL di Varese

L’iniziativa è nata per sostenere la relazione precoce padre-bambino e si connota come un gruppo di auto-aiuto aperto ai padri che desideravano volontariamente parteciparvi. In ogni cerchio si confrontano papà appartenenti a tre diversi sottogruppi:

1) uomini che stanno per diventare papà per la prima volta;

2) uomini che sono diventati papà per la prima volta da poche settimane o pochi mesi;

3) papà che stanno per diventare genitori per la seconda o terza volta.

La compresenza di uomini che stanno vivendo fasi diverse dell’esperienza paterna facilita lo scambio di esperienze, aspettative, idee ed emozioni che hanno differenti livelli di elaborazione e sviluppo. Le emozioni sono le protagoniste assolute di questo momento di scambio. La conduzione è affidata ad una psicologa e a un medico, che oltre a fornire informazioni competenti e fungere da contenitore emotivo, ripropongono il modello della coppia: uomo/donna e madre/padre, consentendo di muoversi, sia con i pensieri che con le emozioni, nella teoria della mente dell’uno e dell’altro.

La struttura del corso prevede tre incontri a cadenza settimanale, più un quarto incontro, concordato con i papà, con la presenza della coppia genitoriale.

IL PRIMO INCONTRO: esplora il percorso intrapsichico che porta un uomo ad abbracciare l’idea della paternità. Agli uomini viene chiesto di raccontare l’esperienza emotivo-affettiva della coppia in relazione all’annuncio del test di gravidanza. Quindi viene data parola alla percezione che ogni singolo uomo ha rispetto alle differenze con cui uomini e donne della famiglia o della cerchia di amici reagiscono all’annuncio della sua paternità. In particolare si cerca di approfondire il tema relativo a come il contesto socioculturale e le modalità di relazione e comunicazione rendano complessa una reale condivisione emotiva e lo sviluppo di una solidarietà maschile intorno al tema della genitorialità.

IL SECONDO INCONTRO: esplora l’impatto che la nascita di un figlio ha sui tempi della famiglia e del lavoro e sugli stili di riempimento ed occupazione del tempo libero. Inoltre, ai padri viene chiesto di provare a raccontare che esperienza hanno vissuto con il loro padre, che modello di paternità hanno introiettato nel periodo in cui sono stati figli. Al termine del secondo incontro i padri ricevono l’invito a scrivere una lettera al proprio figlio che sta per nascere o che è nato da poco. In alternativa, se un uomo lo desidera, può scrivere una lettera al proprio padre, con l’idea di dirgli cose di sé e di fargli conoscere aspetti che non è mai riuscito a condividere.

IL TERZO INCONTRO: esplora i cambiamenti all’interno del rapporto di coppia che intervengono in funzione della nascita di un figlio, l’impatto che essi hanno sulla vita coniugale e sessuale, la fatica nella costruzione di un triangolo “familiare” il cui equilibrio è una conquista e non uno “stato di fatto” che un uomo ed una donna trovano già pronti. L’incontro si conclude con la lettura, da parte dei padri che desiderano farlo, della lettera preparata a casa.

IL QUARTO INCONTRO: viene attivato solo previa discussione con i padri, ai quali si propone di rincontrarsi e di partecipare ad un “grande cerchio allargato” con le compagne. Questo è di solito il momento che chiude il ciclo degli incontri con i neopapà, che vengono però invitati, qualora ne avessero bisogno e si trovassero ad affrontare una crisi nei mesi successivi, a rivolgersi al consultorio familiare per chiedere aiuto.

Tutto ciò evidenzia l’importanza di creare uno “spazio” protetto sia fisico che mentale in cui i padri possano conoscersi e riconoscersi e condividere ciò che li attraversa nel proprio mondo profondo in prossimità dell’evento “nascita”. La ricerca e la letteratura rivelano che i nuovi padri sono più presenti, specialmente rispetto a quanto avveniva in passato, ma mancano ancora di “alcune competenze” -soprattutto relazionali ed emotive- che potrebbero invece potenziare e migliorare la qualità della relazione con il figlio e con la compagna. In molti casi i papà faticano ad avere una piena consapevolezza delle trasformazioni emotive che l’esperienza genitoriale porta con sé.

Il “cerchio dei papà” costituisce un modello prototipo, al quale i servizi di territorio potrebbero ispirarsi, così da garantire ad ogni bambino la presenza di un padre coinvolto, accessibile e responsabile (ma non per questo mammo!) quale fattore di protezione in tutto il suo percorso evolutivo.

 

BIBLIOGRAFIA:

– HARRIS K., FURSTENBERG F., MARMER J. (1998). “Paternal involvement with adolescents in intact families: The influence of fathers over the life course2”, Demography, 35, 201-216.

SARKADI A., KRISTIANSSON R., OBERKLAID F., BREMBERG S. (2008). “Fathers’ involvement and children’s developmental outcomes: A systematic review of longitudinal studies”, Acta Paediatrica, 97, 153-158.

VOLTA A., BUSSOLATI N., CAPUANO C., FERRARONI E., NOVELLI D., PISANI F. (2006). “Paternità: un’indagine sulle emozioni dei nuovi padri”, Quaderni ACP, 13 (4), 146-149.

PELLAI A.: I libri del papà. Edizioni San Paolo

PELLAI A.: Nella pancia del papà. Padre e figlio: una relazione emotiva. Franco Angeli Editore.

DALESSANDRO D., psicologa ASL di Varese.