“IL BULLISMO: GLI ELEMENTI ESSENZIALI DI UNA NUOVA EMERGENZA”

bullismo 4Il bullismo rappresenta, attualmente, una delle principali emergenze in ambito scolastico ed è perciò essenziale che chiunque sia in contatto con ragazzi (soprattutto di età compresa tra i 7 e i 16 anni), come genitori o insegnanti, impari a riconoscerlo e a comprenderne le cause profonde, sia a tutela di chi ne è vittima e sia a tutela del bullo stesso. Lo scopo di questa breve guida è, infatti, quello di invitare tutti coloro che lavorano o vivono con i giovani ad approfondire il problema, familiarizzando qui con gli aspetti principali di un fenomeno molto complesso e, purtroppo, molto diffuso, al fine di non sottovalutarne le ripercussioni psicofisiche e per riconoscerlo precocemente. L’interesse per questo fenomeno risale agli anni Settanta, anni in cui si cominciò ad osservare un alto numero di studenti che si suicidava successivamente a comportamenti aggressivi o molesti dei propri compagni. Sono appunto conseguenze così gravi, quali il suicidio in primis (notizie di giovanissimi che si suicidano dopo prese in giro da parte dei propri compagni non sono così infrequenti nemmeno ai giorni nostri) ma anche disturbi psicosomatici, fisici, ansia o depressione, a mostrare immediatamente la necessità di un’azione soprattutto preventiva nei confronti di atteggiamenti offensivi in bambini e adolescenti.

E’ innanzi tutto importante definire e descrivere i protagonisti principali del fenomeno, dal momento che già questa distinzione permette di comprendere la complessità del bullismo e può aiutare a individuare precocemente i soggetti più a rischio.

Bullo. Il bullo (o bullo dominante) è il soggetto la cui forza fisica tende ad essere maggiore di quella della vittima e della media dei suoi coetanei. Considera l’uso della violenza come uno strumento accettabile di autoaffermazione all’interno del gruppo dei pari. Spesso i comportamenti aggressivi sono rivolti anche agli adulti, tra cui genitori o insegnanti. Non ama il rispetto delle regole ed è caratterizzato da un ridotto livello di attivazione emozionale, forte bisogno di dominio, nonché piacere di sottomettere e umiliare gli altri. Possiede le sufficienti abilità cognitive per compiere un’analisi dei soggetti intorno a lui e scegliere accuratamente la persona più vulnerabile che possa diventare la sua vittima. Ha scarsa empatia, non mostra sensi di colpa e cerca di giustificare le sue azioni rifiutandosi di assumersene le responsabilità. Incolpa gli altri di azioni ostili nei suoi confronti, accusando la vittima di aver provocato il suo comportamento aggressivo. Non è un soggetto insicuro o ansioso, ha un’autostima elevata e una positiva immagine di sé, elemento che ostacola la motivazione al cambiamento. Può godere di una popolarità nella media o addirittura al di sopra della media mentre il rendimento scolastico è variabile durante le scuola elementari e solitamente tende a peggiorare nel tempo fino all’abbandono degli studi. Il bullo può anche essere un soggetto intorno al bullo dominante (chiamato, in questo caso, bullo gregario oppure passivo), il quale va a rinforzare il comportamento del bullo dominante eseguendo i suoi ordini o coprendo gli atti da lui compiuti. Questo tipo di bullo non prende mai l’iniziativa nell’avviare le prepotenze ma nel momento in cui vengono attuate dal bullo dominante allora ne prende direttamente parte.

Il bullo gregario, a differenza del dominante, è insicuro e ansioso, con basso rendimento scolastico, caratterizzato da scarsa popolarità. Crede, infatti, che partecipare a episodi di bullismo possa essere un modo per affermarsi, usando così il coinvolgimento con questi comportamenti come un modo per innalzare la propria autostima. Può provare senso di colpa per le azioni commesse e possiede, anche se minimo, un certo livello di empatia.

bullismo 2Vittima.  Anche in questo caso, il ruolo di vittima non è così semplice e statico come si potrebbe pensare. La vittima può essere o passiva o provocatrice.

Vittima Passiva è quando è caratterizzata dall’incapacità di reagire ai comportamenti subiti, è un soggetto fisicamente debole e incapace di comportamenti assertivi, ha un’opinione negativa di sé stessa, bassa autostima e vive una situazione di esclusione sociale e isolamento. Denuncia raramente quanto subito, sia per paura di ritorsioni che per vergogna, e di conseguenza nega l’esistenza del problema finendo per accettare passivamente ciò che gli accade oppure arrivando a colpevolizzarsi per i misfatti subiti.

La vittima provocatrice (o bullo vittima) è, invece, la vittima che risponde ai comportamenti che subisce provocando gli attacchi stessi oppure utilizzando, a sua volta, l’aggressività o la forza fisica per difendersi. Viene infatti definita bullo vittima dal momento che, rispondendo, la vittima si trasforma essa stessa in bullo e il bullo, viceversa, in vittima. E’ una vittima caratterizzata da iperattività, impulsività, irrequietezza, è spesso isolata e non si sente ben integrata nell’ambiente scolastico, prova sentimenti di insicurezza ed è rifiutata dai suoi compagni.

Spettatori. Questi si dividono in tre tipologie:

  • I sostenitori diretti del bullo, stimolando e rinforzando le sue malefatte o, talvolta, partecipando direttamente,
  • I difensori della vittima, cioè coloro che coraggiosamente si schierano dalla parte della vittima o che cercano l’aiuto degli adulti,
  • La maggioranza silenziosa, ovvero tutti coloro che rimangono indifferenti alle prepotenze e cercano di rimanere estranei ai fatti per paura di essere coinvolti o per la tendenza a provare forti stati ansiosi.

Descritti i principali soggetti coinvolti, possiamo ora elencare le dieci caratteristiche principali del bullismo da tenere in considerazione per comprendere il fenomeno e facilitare il suo riconoscimento.

1.Il bullismo è finalizzato a provocare danno ad altre persone, animali o cose. Il bullismo è un fenomeno che implica sempre un atto di prevaricazione o aggressività nei confronti di un altro soggetto.

2.Il bullismo implica un’asimmetria di potere tra bullo e vittima. Il potere qui inteso è principalmente di natura relazionale, ovvero il bullo possiede generalmente uno status superiore alla sua vittima. A differenza della vittima, generalmente il bullo ha molti amici, gode di migliori qualità linguistiche ed è più forte fisicamente.

3.Il bullismo è intenzionale e volontario. Può sembrare scontato sottolinearlo ma, in realtà, è spesso difficile riconoscere la reale intenzionalità del comportamento del bullo e il bullo può talvolta approfittare di questo per giustificare la propria condotta incolpando anche la vittima stessa. Questo rende ovviamente più difficile riconoscere gli atti di bullismo in tempo per prevenire conseguenze negative.

4.Il bullismo è spesso organizzato e sistematico. Il bullismo è solitamente il risultato di una pianificazione cognitiva anche complessa. Infatti, il bullo non sceglie una vittima a caso ma individua una vittima isolata e indifesa, ne testa prima le reazioni in modo da evitare il rischio di ritorsioni e, infine, sceglie accuratamente il momento e il luogo opportuno in modo da agire di nascosto dagli adulti.

5.Il bullo opera in maniera ripetitiva e duratura nel tempo. Sebbene anche un episodio di molestia isolato può essere considerato un atto di bullismo, è necessario porre l’accento sulle azioni commesse ripetutamente e in maniera sistematica.

bullismo 36.Il bullismo include ruoli di bullo e vittima stabiliti rigidamente. I ruoli dei soggetti coinvolti sono solitamente cristallizzati: il bullo è sempre la stessa persona, come lo è anche la vittima. Anche questo aspetto è particolarmente importante da tenere in considerazione dal momento che un ruolo mantenuto per lungo tempo può influenzare profondamente la strutturazione della personalità.

7.Il bullismo implica l’aiuto di complici. Un altro aspetto che può aiutare il suo rinascimento è che il bullismo è sempre un fenomeno di gruppo. Il bullo si avvale, infatti, di complici che possono contribuire a compiere l’atto aggressivo, testimoniare a favore del bullo in caso dell’intervento degli adulti, agendo al posto del bullo in qualità di mandanti o, infine, assumendo un ruolo passivo durante gli episodi aggressivi così da aumentare nella vittima la sensazione di essere sola e indifesa.

8.Il bullismo provoca nella vittima l’incapacità di difendersi e di riferire ad altri l’accaduto. La vittima, in quanto tale, non compie nessun atto di difesa, né diretto né indiretto, così da rinforzare la ripetizione degli atti di prevaricazione.

9.Il bullismo determina negli spettatori la paura di intervenire. Non solo vengono inibiti atti di difesa nella vittima ma anche i testimoni degli episodi di bullismo non reagiscono in nessun modo e né denunciano quanto visto agli adulti.

10.Il bullismo produce la deumanizzazione della vittima. Questa caratteristica ha delle importanti ripercussioni da un punto di vista psicologico: i continui episodi di bullismo determinano un crollo dell’autostima della vittima che arriva a sentirsi addirittura responsabile o meritevole delle molestie subite. Lo stesso avviene negli spettatori, i quali cominciano gradualmente a pensare che in qualche modo la vittima deve aver provocato il suo aggressore e che, quindi, meriti ciò che sta ricevendo. Questo significativo abbassamento dell’autostima è provocato dal fatto che il bullo è in grado di creare una distanza psicologica tale da rendere la vittima meno umana e, quindi, non meritevole di rispetto.

Il contesto principale in cui il bullismo si manifesta è quello scolastico e il rischio aumenta maggiormente nei momenti in cui la supervisione degli adulti è più bassa, come durante la ricreazione oppure nei corridoi, a mensa, in giardino, in palestra e nei bagni. E’ frequente anche che un ragazzo subisca prevaricazioni nel tragitto da scuola a casa, come anche in luoghi di aggregazione, quali quelli legati allo sport o ad altri gruppi informali.

Inoltre, il bullismo non si manifesta esclusivamente attraverso comportamenti aggressivi diretti  o danneggiamento delle proprietà altrui (bullismo fisico) ma esiste anche un bullismo di natura verbale e uno di natura relazionale.

bullismo 1Bullismo verbale. Questo può essere manifesto, attraverso o l’umiliazione verbale della vittima con commenti inerenti  aspetti personali (caratteristiche fisiche, abbigliamento, atteggiamenti) e aspetti relativi alla famiglia, o attraverso gesti volgari, ma può essere anche nascosto, secondo il quale, invece, il bullo diffonde delle maldicenze alle spalle della vittima. Il bullismo verbale è, in realtà, molto più diffuso di quello fisico e l’essere continuamente oggetto di umiliazioni di questo tipo può colpire l’autostima della vittima in modo molto profondo, soprattutto perchè sono argomento di derisione gli aspetti più intimi e delicati della persona e la vittima non è in grado di rispondere adeguatamente agli attacchi. L’obiettivo del bullismo verbale è quello di creare un ambiente scolastico sempre più ostile alla vittima così che rimanga isolata ed esposta non solo agli insulti ma anche al bullismo fisico.

Bullismo relazionale. Consiste nell’ignorare deliberatamente il tentativo di un compagno di iniziare una conversazione o di condividere un gioco, allontanandosi quando un compagno si avvicina oppure rompere i legami di amicizia precedentemente instaurati. Questa tipologia di bullismo è molto pericolosa dal momento che colpisce la vittima direttamente nella sua identità, in particolare a livello del senso dell’appartenenza sociale, fondamentale soprattutto in adolescenza nella quale l’accettazione dei pari diventa fondamentale. Le femmine sono particolarmente abili in questo tipo di bullismo, in quanto sviluppano più precocemente abilità comunicative che riescono ad utilizzare per manipolare i rapporti altrui. Il bullismo relazionale può distinguersi in bullismo relazionale sociale, che comporta uno stato di isolamento crescente in cui è confinata la vittima lasciandola costantemente in disparte, e bullismo relazionale manipolativo, il quale consiste, invece, nell’intervenire attivamente nei rapporti di amicizia di cui gode la vittima, manipolandoli o facendo in modo che si rompano.

Ognuna di queste tipologie di bullismo può essere diretta, attraverso attacchi aperti del bullo verso la vittima, o indiretta, quando, invece, risulta difficile identificare il bullo dal momento che la maggior parte degli atti di prevaricazione vengono effettuati alle spalle della vittima.

Ma cos’è che porta il bullo a intraprendere comportamenti aggressivi e prevaricanti? Possono essere individuati diversi fattori di rischio che possono aiutare non solo a individuare precocemente il bullo in questione ma che possono anche aiutare a familiarizzare con la complessità sottostante i comportamenti aggressivi. Il bullo, solitamente, possiede una personalità tendente all’impulsività e all’aggressività, entrambe legate o a deficit cognitivi o a scarsa regolazione emotiva. Hanno, inoltre, la tendenza a risolvere i problemi attraverso soluzioni aggressive non sforzandosi di cercare delle soluzioni pacifiche o adeguate alla situazione in cui si trovano. Anche la struttura familiare incide notevolmente sulla manifestazione comportamentale del bullo. Si è visto, infatti, che caratteristiche quali strutture familiari frammentate, un clima familiare conflittuale, caratterizzato nei casi più gravi da violenza domestica, oppure stili genitoriali estremi o troppo permissivi o troppo rigidi sono frequentemente riscontrate nelle famiglie dei bulli. Sono importanti, infine, diversi fattori socio-ambientali, come scuole con struttura grande e dispersiva, esposizione alla violenza attraverso mass media e tv in genere oppure, ancora, relazioni interpersonali povere o inadeguate.

Diventa quindi fondamentale comprendere le variabili in gioco di questo fenomeno troppo presente nella nostra società per riconoscerlo e mettersi nella condizione di combatterlo da un punto di vista educativo e fenomenologico. Il bullismo si può vincere solamente facendo sì che insegnanti genitori, e tutti gli educatori remino dalla stessa parte che è quella del rispetto dell’altro.

Noi stiamo dalla parte dei più deboli per far sì che la società di domani sia migliore e più giusta.

A cura del Dr. Francesco Artegiani e della Dr.ssa Lidia Martinelli

Riferimenti e suggerimenti bibliografici:

Fedeli D. (2007a), Strategie antibullismo, Giunti, Firenze.

Fedeli D. (2007b), Il bullismo: oltre, vol. 1: Dai miti alla realtà: la comprensione del fenomeno, Vannini, Brescia.

Fedeli D. (2007c), Il bullismo: oltre, vol. 2: Verso una scuola prosociale: strategie preventive e di intervento sulla crisi, Vannini,Brescia.

Olweus D. (1993), Bullismo a scuola (trad. it.), Giunti, Firenze, 1996.

Sharp S., Smith P.K., Bulli e prepotenti nella scuola, Erickson,Trento 1995.

Sullivan K.,The anti-bullying handbook,Oxford University Press,Oxford 2000.