A cura della dott.ssa Lidia Martinelli

La paura di invecchiare

L’invecchiare viene spesso associato al puro e semplice declino umano, sia da parte di discipline quali medicina e psicologia, che dall’opinione pubblica in generale. L’individuo che invecchia è più fragile fisicamente, deteriora da un punto di vista cognitivo (meno memoria, meno velocità di apprendimento) ed è visto come una vittima sfortunata dell’inesorabile discesa verso la morte. Troppo tragico? Pensandoci un attimo… non molto. Proprio a causa di questa visione diffusa, le persone tentano in tutti i modi di nascondere ogni minimo segno di invecchiamento per esorcizzare (e illudersi di ritardare) un processo naturale e inevitabile quale è, appunto, l’invecchiamento. Quando la paura di invecchiare diventa estrema è definita dal termine gerascofobia, ovvero una preoccupazione marcata che può sfociare in stati d’ansia molto forti, che ha inizio spesso intorno ai 30 anni, e che è caratterizzata da non accettazione del tempo che passa e dei segni evidenti dell’età che cominciano a comparire sul corpo o nella mente.

In questo articolo vorremmo sottolineare i punti di forza, e così aprire il lettore ad una visione più ampia, ricca anche di possibilità, presenti in ogni fase di vita e non solo nella giovinezza, al fine di sensibilizzare ad una considerazione e ad un rispetto diversi verso gli anziani, costretti spesso a trascorrere gli ultimi anni di vita isolati e nella convinzione di essere un peso per le proprie famiglie e per la società in generale.

Un modello per la persona che invecchia

La psicologia del ciclo di vita propone un nuova concezione dello sviluppo e dell’invecchiamento, la quale mette al centro il concetto di sfida nella sviluppo e nella vita di ogni individuo.

Pensare allo sviluppo in termini di sfida implica il fatto che è possibile ottenere uno stato di equilibrio ottimale nel momento in cui si verifica un corretto adattamento tra risorse potenziali e caratteristiche proprie e del problema che dobbiamo affrontare. Per affrontare una sfida abbiamo quindi bisogno di un buon livello di autostima e senso di autoefficacia, lasciando da parte l’ansia non funzionale, che prosciuga le nostre risorse anziché potenziarle. L’ansia è infatti fisiologica in momenti di tensione o stress, positivi o negativi che siano, ma diventa patologica nel momento in cui blocca o impoverisce le nostre energie. Infatti, una sfida si definisce riuscita proprio quando risultiamo arricchiti e rinforzati dalla sfida stessa! Questo può rappresentare un buon criterio per auto-osservarsi e riconoscere i campanelli di allarme in fasi di stress.

Un modello particolarmente importante, che ha preso spazio proprio all’interno di questa recente concezione dello sviluppo e dell’invecchiamento, è il modello Selezione-Ottimizzazione-Compensazione (SOC) di Baltes, nel quale:

  1. SELEZIONE indica l’individuazione di quelle facoltà che non sono state toccate, o che sono state danneggiate di meno, dall’invecchiamento;
  2. OTTIMIZZAZIONE indica la possibilità di mantenere, in ogni fase di vita, un alto funzionamento in certi domini attraverso la pratica, la conoscenza o l’uso della tecnologia;
  3. COMPENSAZIONE riguarda l’aspetto comportamentale e prestazionale, rispetto al quale le ricerche mostrano che è possibile acquisire flessibilità nella definizione di sé stessi e dei propri obiettivi.

Baltes, in base a questo modello, riassume così la questione: l’invecchiamento è di tutti mentre l’ottimizzazione selettiva con compensazione no. Questa visione che, per riassumere ancora, sostiene la presenza di un invecchiamento sano e ottimale e uno non sano e patologico, può quindi potenzialmente risultare utile, da un punto di vista non solo clinico ma anche politico e sociale, come guida per fornire uguali possibilità a tutti di sviluppare le proprie risorse, proprie nel senso di individuali ed età-specifiche, anche attraverso l’attuazione di programmi di intervento sociali volti al benessere dell’anziano non solo nel senso di assistenza di base, ma anche nel senso di stimolare la persona ad esprimere il massimo di sé, così da continuare a svilupparsi fino a che non sopraggiungerà la morte.

I punti di forza dell’invecchiare!

Nell’invecchiamento, le ricerche mostrano che molte capacità possono essere usate come riserva e modulatori di altre che sono invece state perse, permettendo uno sviluppo anche nel caso di deterioramento fisico e/o mentale. La persona anziana possiede due capacità specifiche, che un giovane o un adulto non hanno: l’expertise professionale e la saggezza. Ciò significa che, come è vero che l’anziano perde alcune facoltà mentali quali l’intelligenza fluida, cioè quella che permette nuovi apprendimenti da un punto vista specialmente cognitivo, allo stesso tempo migliora le capacità di imparare dall’esperienza compiuta e presenta una capacità di comprendere significati di vita e sensi profondi in ciò che accade che solo una certa quantità di anni vissuti possono fornire. Ad oggi abbiamo quindi a disposizione una base scientifica per sostenere che l’anziano può rappresentare anche una risorsa per la società e per le generazioni più giovani, possedendo facoltà e capacità uniche, che non alimentano tanto la fretta e il progresso tipico dei nostri tempi, ma che sono comunque importanti e dotate di molto profondità.

Bibliografia

Laicardi C., Pezzuti L. (2000) Psicologia dell’Invecchiamento e della Longevità, Mulino, Aspetti della psicologia.

Hendry B. Leo, Kloep M. (2003) Lo sviluppo nel ciclo di vita, Mulino, Aspetti della psicologia.