A cura della dott.ssa Giovannina Marasco, educatrice  

Cosa può fare un genitore

L’adolescente è per antonomasia “costretto a rischiare”, sia per capire chi è e chi vorrà essere, sia per avere una precisa comprensione di quali sono i suoi limiti ed i suoi punti di forza, sia, inoltre, per modellare e restituire al gruppo allargato dei coetanei – che diventa la sua nuova “famiglia” sociale – un’immagine che non corrisponde più a quella che era stata confezionata all’interno della famiglia di origine.

Lo sviluppo, infatti, conferisce agli adolescenti maggiori capacità di autonomia, d’indipendenza e di relazioni tra pari, nuove competenze sul fronte dell’eterosocialità e della propria sessualità e accresciute abilità di esplorazione e sperimentazione. E’ come se l’adolescente grazie alle sue nuove forze e risorse, si trovasse ad avere il dovere/diritto di calarsi in un ruolo per lui inedito negoziando con il mondo adulto la possibilità di “rischiare”.

Negli ultimi anni, però, la propensione al rischio tipica dell’adolescenza si è trasformata in un’esplosione e assunzione di comportamenti francamente pericolosi dove, oltre al rischio di fallimento, spesso il ragazzo mette in gioco in modo, clamoroso la sua salute se non addirittura la sua stessa vita.

Gli studi di Marvin Zuckermann (1979) sulla ricerca di sensazioni intense (sensation seeking), complesse e correlate alla disponibilità di correre rischi a livello fisico, sociale, legale e finanziario, hanno dimostrato che , l’attrazione verso comportamenti “spericolati” deriva da un tratto di personalità focalizzato sul desiderio di vivere sensazioni nuove e stimolanti.

Per nascondere noia e frustrazioni, spesso chi cresce si dedica ad azioni il cui obiettivo è la capacità di fornire sensazioni immediate, forti, totali e coinvolgenti. Oltre a questo però, risulta rintracciabile la complessità propria dell’area più “evolutivamente indirizzata” inclusa nel concetto di “prendersi il rischio” (risk taking), da intendersi come “partecipazione in attività dall’esito incerto”, che possono essere potenzialmente “ compromettenti” per il benessere del soggetto, ma che possono anche condurlo all’acquisizione di importanti apprendimenti, in grado di modificare positivamente lo sviluppo ed il percorso di crescita.  Il risk taking soddisfa alcuni bisogni psicosociali e di sviluppo ed è, quindi, in questa direzione che, come adulti, bisognerebbe indirizzare e promuovere le attività “ a rischio” di chi sta crescendo.

Gli adulti devono accettare il fatto che “il rischio” per l’adolescente-tipo costituisce una dimensione normale e salutare che ne può facilitare la crescita, perché include azioni che, con diversi livelli di sensazioni intense, aiutano ad assolvere a funzioni di sviluppo, quali quelle connesse alla separazione e “autonomizzazione” dal nucleo familiare e all’individuazione di un nuovo modello di sé.

Di cosa si dovrebbero fare promotori gli adulti?

  1. Attività di automiglioramento, intraprese con l’obiettivo di migliorare o sviluppare se stessi, quali riprendere a studiare dopo un’interruzione; apprendere un nuovo sport o suonare uno strumento musicale; viaggiare; ecc.
  2. Attività realizzate in funzione di un ideale, intraprese per mettersi al servizio di una grande causa, quali la partecipazione a gruppi politici, di volontariato, band musicale, ecc.
  3. Attività finalizzate a farsi conoscere dagli altri, intraprese per facilitare la comprensione di proprie caratteristiche, desideri, inclinazioni e preferenze personali, quali la scelta di un’espressione artistica da trasformare in passione e in un modo per raccontare il mondo interno, lasciando un segno su carta, oppure su tela o, ancora su spartito musicale.

E’ necessario che agli adolescenti, e alla loro naturale tendenza ad assumersi rischi, vengano proposte alternative e possibilità realistiche e costruttive, consentendo loro di sperimentarsi in progetti e azioni che offrano l’opportunità di acquisire competenze (life skills) e che siano in grado di promuovere un “attaccamento sociale” a persone, situazioni, servizi o agenzie presenti nel proprio ambiente di vita.

Rimane fondamentale comunque, che gli adulti sappiano stare sulla scena di vita di chi sta crescendo, imparando ad interpretare il significato funzionale e simbolico che il risk taking e la sensation seeking soddisfano nel percorso evolutivo, intervenendo il prima possibile laddove l’adolescente stia “rischiando troppo”, sapendo a chi rivolgersi in caso di bisogno.

Di fronte all’eventualità di rischiare troppo, un adolescente ha bisogno di adulti dalla “posizione mobile”, capaci di sapere quando stare davanti al suo cammino per proteggerlo, quando invece stargli di fianco per tenerlo per mano e accompagnarlo, quando stargli dietro per dargli una spinta e quando, infine, stargli lontano perché convinti che la vera crescita è anche quella che avviene lontano dallo sguardo dell’adulto.

BIBLIOGRAFIA

BONINO S., CATTELINO E., CIAIRANO S. (2007), Adolescenti e rischio. Comportamenti, funzioni e fattori di protezione (Nuova ed.), Giunti, Firenze.

PELLAI A., BONCINELLIS. (2002), Just do it! I comportamenti a rischio in adolescenza. Manuale di prevenzione per scuola e famiglia, Franco Angeli, Milano.

ZUCKERMANN M., (1979), Sensation seeking: Beyond the optimal level of arousal; Erlbaum, Hillsdale.