ALLA SCOPERTA DEL NOSTRO CERVELLO – PRIMA PARTE:I NEUROTRASMETTITORI.

LA NORADRENALINA E L’ATTIVITA’ MENTALE

 A cura della dr.ssa Lidia Martinelli e del dr. Francesco Artegiani, psicologo-psicoterapeuta

La benzina del pensiero!

La noradrenalina, spesso in sinergia con l’adrenalina, è strettamente connessa alle funzioni cognitive e di pensiero più di qualsiasi altro neurotrasmettitore. In particolare è coinvolta nella regolazione della componente cognitiva della risposta attacco o fuga (ovvero è responsabile della rapidissima, se non immediata, rielaborazione cognitiva degli stimoli necessaria per difenderci attaccando o fuggendo in caso di pericolo) ed ha un importante ruolo nella gestione dello stress provocando, in caso di disfunzionalità, ansia e agitazione. Come ormone dello stress, infatti, consente  l’integrazione tra le risposte al pericolo contingente e i ricordi di esperienze stressanti passate attraverso il coinvolgimento di aree adibite sia all’emotività che alla memoria.

Concentrated businessman trying to focus his mind

E’ il neurotrasmettitore dell’acutezza mentale, dell’elaborazione degli input sensoriali, migliora l’attenzione, permette la formazione e il miglioramento della memoria a lungo termine e della memoria di lavoro e migliora, in generale, la capacità della corteccia prefrontale di rispondere agli input con cui entriamo in contatto. Oltre a questo è anche la base di tutti i i comportamenti controllanti, rigidi e ansiosi di tipo disfunzionale.

La produzione della noradrenalina

l.c. 2La noradrenalina è prodotta da una struttura chiamata Locus Coeruleus, la quale, malgrado le piccole dimensioni, possiede proiezioni ad ogni parte del cervello e al midollo spinale potendo così integrare informazioni provenienti da diverse aree cerebrali (e corporee) e restituire a noi la migliore rielaborazione possibile. Viene attivata dall’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene (HPA) comportando aumento del battito cardiaco, rilasciando energia sottoforma di glucosio e aumentando il tono muscolare. La noradrenalina, inoltre, controlla il tono dei vasi sanguigni, la muscolatura liscia dell’intestino, dell’utero, del’iride, la replezione della milza, la produzione pancreatica di insulina e la scissione epatica del glicogeno in glucosio.

Inibizione dell’azione: come mai pensiamo troppo?

personaspaventataL’importanza di questa sostanza è riconducibile principalmente a due funzioni fondamentali: l’attenzione e la capacità di azione. La noradrenalina, infatti, controlla la focalizzazione dell’attenzione, la concentrazione, la determinazione e svolge un importante ruolo in quella che è stata definita inibizione dell’azione, ossia nella risposta di congelamento o freezing, alla base della gran parte dei disturbi d’ansia, che genera la carica di tensione tipica dei momenti di paura e difficoltà in cui non è possibile né l’attacco né la fuga. Questo eccesso di noradrenalina provoca iperattività mentale e ipercontrollo mantenendo alti i livelli di ansia, paura, ipertensione arteriosa, tensione mentale, blocco del diaframma, del ritmo del respiro e rigidità muscolare. Se questo eccesso si cronicizza la persona finisce per vivere in uno stato di controllo e ansia costante (anche in vacanza!) in cui la paura e l’ansia, che non riescono ad esaurirsi, stimolano la produzione di pensieri di controllo dovuti alla persistente sensazione che possa succedere qualcosa senza che sia presente un pericolo reale e tangibile (questo tipo di tensione viene chiamata ansia anticipatoria). Questo stato causato dalla noradrenalina non permette l’attivazione del sistema serotoninergico (vedi articolo “La Serotonina e il Piacere Corporeo”) e ossitocinico (che, come vedremo, è legato ai comportamenti di cura e amorevolezza), portando quindi gradualmente alla sensazione che vivere sia (e debba essere) meccanico, controllato e senza piacere. Il senso del bello, dell’amorevolezza e del piacere del corpo vengono inibiti, fino anche a scomparire, lasciando spazio solo al pensiero, soprattutto negativo o autodenigratorio. Ancora una volta il sonno diventa importante messaggero del nostro stato psicofisico interno: una simile condizione si riflette necessariamente sui ritmi sonno-veglia causando insonnia dovuta all’incapacità di rilassarsi “spegnendo la mente” o risvegli notturni o mattutini anticipati.

Per saperne di più:

Stahl M.S. (2002), “Psicofarmacologia essenziale. Basi neuro scientifiche e applicazioni pratiche.”. II edizione a cura di L.Pani e G.L.Gessa. Centro scientifico editore, collana Psichiatria Clinica.

Bear M.F., Connors B.W., Paradiso A.P. (2007), “Neuroscienze. Esplorando il cervello.” III edizione a cura di C.Casco, L.Petrosini, M.Olivieri. Elsevier editore.

Montecucco F.M. (2010), “Psicosomatica olistica. La salute psicofisica come via di crescita personale. Dai Blocchi psicosomatici all’unità dell’essere.”, Meditarrenee editore.