A cura della dr.ssa Lidia Martinelli e del dr. Francesco Artegiani, psicologo-psicoterapeuta

IL TESTOSTERONE: TRA RABBIA, DOMINANZA E POTERE PERSONALE

Rabbia e dominanza: un sistema comune?

Rabbia e dominanza hanno alla base lo stesso sistema neuroendocrino, il quale ricopre un’importanza fondamentale dal momento che rappresenta il principale sistema di difesa del sé ed è quindi in grado di mobilitare le difese e le risorse del nostro organismo per reagire a situazioni di pericolo o disagio. Questo sistema ha come nucleo endocrino il testosterone, l’ormone non solo dell’aggressività ma anche della buona salute, della sessualità e della forza vitale in generale.

testosteroneE’ prodotto principalmente nei testicoli, pur essendo presente anche nelle donne, assumendo, per questo, un ruolo fondamentale nella fertilità in quanto agisce nella maturazione degli spermatozoi nei testicoli, contribuisce alla regolazione della crescita ossea e muscolare, induce l’aumento dell’attività e della forza fisica, aumenta l’utilizzo dei lipidi (grassi) corporei, aumenta la tolleranza al glucosio ed ha azione vaso protettrice e normotensiva proteggendo da rischi cardiaci e inibizioni del sistema immunitario. Carenze di testosterone possono provocare diabete mellito, rischi cardiaci, ipertensione, aumento del grasso corporeo e aumento della mortalità. Il neurocircuito completo, grazie alle recenti scoperte di Siegel del 2005, si è visto essere costituito da amigdala, ipotalamo e PAG (sostanza grigia periacqueduttale). Queste tre strutture seguono un ordine ben preciso:

  • il PAG, la parte più antica delle tre, si attiva per prima
  • il PAG comunica all’ipotalamo le informazioni relative alle sensazioni interne
  • infine si attiva l’amigdala, in stretta correlazione alla rielaborazione cognitiva dell’episodio che ha provocato la rabbia.

Questo ci permette di comprendere il senso del percorso nel contesto psicoterapico, nel quale si lavora con il paziente prima ad un chiaro riconoscimento della dimensione emotiva interna e, successivamente, ad una rielaborazione e gestione sempre più strutturata (e interiorizzata, quindi automatica) sia dei propri stati emotivi che delle loro conseguenze cognitive e comportamentali, con lo scopo di rendere la persona non succube delle proprie emozioni o sensazioni ma in grado di riconoscerle attraverso una maggiore sensibilità, sentendo ciò che cambia dall’interno, per poi investire le proprie risorse in una risposta funzionale a sé stessi e al contesto.

leaderLa dominanza è qui intesa come sinonimo di potere personale e sociale del Sé ed è la base dell’atteggiamento del leader naturale, ovvero di quelle figure sociali che vengono rispettate non per timore della forza fisica ma piuttosto per qualità socializzanti e amicali, oltre che per il livello di competenza che possiede.

Non è ancora chiaro se effettivamente dominanza e rabbia, dato che una è più legata alla serotonina mentre l’altra più al testosterone, possano essere ricondotte effettivamente ad un unico sistema, sta di fatto che appaiono entrambe strettamente connesse alla forza vitale ed entrambe, se inibite eccessivamente, portano ad atteggiamenti o comportamenti prevaricatori o dolenti nei confronti degli altri, anche dopo mentalizzazione. Inoltre si può osservare come bassi livelli di serotonina (e quindi anche di piacere corporeo) aumentano la difficoltà di controllare istinti rabbiosi o autoaggressivi, come nei suicidi.

Repressione della rabbia e rabbia disfunzionale

violenza

Il sistema della rabbia/dominanza, essendo, come abbiamo visto, una delle principali basi della nostra vitalità, è anche quello maggiormente colpito dalle norme famigliari, sociali e morali. La rabbia si porta spesso dietro una connotazione ingiustamente negativa, essendo qualcosa di socialmente non accettato, soprattutto per la pericolosità dei comportamenti che ne possono conseguire. I bambini che si arrabbiano sono tendenzialmente giudicati “cattivi”, creando così un’aurea di paura intorno ai propri sentimenti rabbiosi, quasi come a vedere chi si arrabbia come macchiato nella sua immagine di “brava” persona. La repressione della rabbia ha però delle pesanti ripercussioni non solo sulla possibilità di espressione della persona ma anche sul suo stesso senso di dignità e vitalità. Reprimere la rabbia in maniera non contenitiva e funzionale blocca il proprio senso di esistere come spinta vitale prendendo forme più articolate e razionalizzate quali rancore, collera, gelosia, odio, frustrazione, ribellione, rivincita e vedetta. All’interno di questo processo di mentalizzazione della rabbia si inserisce anche un’iperattivazione delle istanze del giudizio sia rivolto a sé stessi, sia focalizzato all’altro. Le principali conseguenze disfunzionali di un’inibizione eccessiva di questo sistema possono essere due:

bambino arrabbiato– soprattutto in bambini che vivono in famiglie troppo restrittive, normative, aggressive o non protette si possono cronicizzare risposte passive paurose o ansiose che vanno a sostituire anche quelle rabbiose e aggressive quando necessarie, meccanismo che diventa particolarmente frustrante in soggetti con base testosteronica forte dalla nascita;

– le stesse condizioni di deprivazione di affetto o maltrattamenti familiari possono provocare una cronica attivazione della componente testosteronica (di nuovo, soprattutto in soggetti con base testosteronica genetica forte) provocando frequente reattività, iperattività motoria, ribellione e conflittualità con il potere, le figure autorevoli o istituzionali, fino a diventare anche patologica.

bambino arrabbiato e fratellinoIn soggetti con una base invece ossitocinica (vedi anche articolo “L’ossitocina: l’ormone dell’amore e della relazione”) la privazione dell’amore materno o dell’amore del partner genera un universale senso di solitudine e tristezza attivando così risposte croniche tendenti alla tristezza e al panico accompagnata da una cronica inibizione della rabbia. Questo è il caso classico del bambino a cui nasce un fratellino il quale, visto come un deprivatore dell’affetto dei genitori, attiva rabbia che può oscillare da episodi di ordinaria gelosia fino a gesti di grave violenza. Eccessi di testosterone, infine, generano comportamenti sospettosi, come, appunto, la gelosia, e difficoltà ad avere fiducia in qualcuno.

Riferimenti bibliografici

Stahl M.S. (2002), “Psicofarmacologia essenziale. Basi neuro scientifiche e applicazioni pratiche.”. II edizione a cura di L.Pani e G.L.Gessa. Centro scientifico editore, collana Psichiatria Clinica.

Bear M.F., Connors B.W., Paradiso A.P. (2007), “Neuroscienze. Esplorando il cervello.” III edizione a cura di C.Casco, L.Petrosini, M.Olivieri. Elsevier editore.

Montecucco F.M. (2010), “Psicosomatica olistica. La salute psicofisica come via di crescita personale. Dai Blocchi psicosomatici all’unità dell’essere.”, Meditarrenee editore.