A cura della Dr.ssa Rita Marri e del Dr. Francesco Artegiani, psicoterapeuta e sessuologo

COMINCIAMO CON UN ESPERIMENTO…

Provate ad immaginare di essere uno studente universitario americano alla fine degli anni 50 e di essere invitati a un esperimento sulla discriminazione visiva da un certo Solomon Asch. Vi presentate in laboratorio all’ora indicata e come prima cosa venite sottoposti ad un piccolo controllo della vista. Poi entrate nella stanza dell’esperimento vero e proprio, ma vi rendete conto di essere arrivati ultimi: gli altri partecipanti sono già seduti su una fila di sedie, ed è rimasto libero solo l’ultima posto in fondo, dove voi vi sedete. A quel punto, l’esperimento comincia: il ricercatore vi mostra tre linee di diversa lunghezza e una linea di riferimento (della stessa lunghezza di una delle tre linee precedenti) e vi viene richiesto di valutare quale delle tre linee sia della stessa lunghezza della linea di riferimento. Visto che siete gli ultimi della fila, gli altri ragazzi dichiarano per primi a voce alta le loro risposte, infine voi dite la vostra. Tutto scorre molto tranquillamente per le prime prove, in fondo il test è davvero semplice e le risposte sono ovvie, infatti gli altri ragazzi riportano la vostra stessa risposta.

conf1Poi, inaspettatamente, gli altri partecipanti danno quella che per voi è chiaramente la risposta sbagliata. Vi guardate intorno sbigottiti: nella prova 6, è chiaramente la linea C ad essere uguale alla linea di riferimento, eppure le persone prima di voi hanno risposto tutti linea B. Vi sfregate gli occhi e guardate meglio le linee. Possibile che si sbaglino tutti?

In questo momento, vi trovate di fronte ad un bivio. Non volete dare la risposta sbagliata e fare la figura dello stupido, ma non volete neanche distinguervi dal gruppo. Vorreste dare una risposta concordante con quella degli altri, ma pensate che gli altri ragazzi abbiano tutti commesso un errore. Che cosa fareste? Rimarreste saldi sulla vostra posizione, dando quella che pensiate sia la risposta corretta, che però differisce dalle risposte di tutti gli altri? Oppure confermerete la risposta della maggioranza anche se significa dare la risposta sbagliata?

Questa è la domanda alla quale Asch voleva rispondere con questo studio, che non era un semplice esperimento sulla discriminazione visiva. Infatti gli altri partecipanti, quelli che erano già nella stanza del laboratorio quando siete entrati, in realtà sono collaboratori in incognito di Asch, addestrati a dare la risposta sbagliata per poter valutare la probabilità che voi vi conformiate ad una norma arbitraria stabilita dalla maggioranza.

I risultati dello studio furono affascinanti:

  • In media, il 33% delle persone si sono conformate alla risposta (chiaramente) sbagliata della maggioranza
  • Il 75% dei partecipanti ha dato almeno una risposta sbagliata
  • Solo il 25% dei partecipanti non si è lasciato influenzare dalla maggioranza in tutte le prove
  • Il 5% delle persone si è sempre conformato al parere errato della maggioranza

Pur sapendo quale fosse la “vera” risposta giusta, molte persone decidevano, consapevolmente, di assumere la posizione esplicita della maggioranza; solo una piccola minoranza si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando sempre ciò che realmente vedeva e non ciò che si sentiva di “dover” dire.

Incuriosito dal perché i partecipanti si adeguassero alle false risposte della maggioranza, Asch li intervistò dopo l’esperimento:

  • Per giustificare il loro comportamento, essi riportarono di aver provato ansia e un senso di timore per l’eventuale disapprovazione da parte degli altri, e quindi di essersi convinti di rispondere in modo sbagliato.
  • La maggior parte spiegò di aver visto le linee nel modo corretto, ma di aver pensato di essere nel torto rispetto al gruppo.
  • Un piccolo numero di persone sostenne addirittura di aver davvero visto, durante la prova, le linee nello stesso modo in cui le vedevano gli altri.

QUINDI: CHE COS’È IL CONFORMISMO?

Con il termine conformismo ci riferiamo a tutte le modificazioni del nostro comportamento che nascono da una pressione (reale o immaginata) del gruppo o della società, anche quando sono in contrasto con il nostro modo di pensare.

conf3Di per sé, il conformismo non è negativo, anzi: è un fattore positivo nella nostra vita sociale in numerosissime situazioni. A causa della natura arbitraria della maggior parte delle norme sociali (come per esempio quelle pertinenti alla moda), conformarsi è necessario per avere interazioni sociali fluide. Per esempio, per non essere considerati delle persone maleducate, dobbiamo seguire le norme che regolano la conversazione (salutare quando ci si incontra, non interrompere quando qualcun altro sta parlando, ecc.), anche quelle che consideriamo arbitrarie.

Tuttavia il conformismo ha anche un “rovescio della medaglia”: è il cosiddetto effetto gregge o effetto carrozzone/bandwagon. Ne sono esempi le norme che inducono i ragazzi a ubriacarsi o ad assumere droghe quando sono insieme in discoteca, oppure le norme che impongono gettare discredito su chi è un “outsider” dal proprio gruppo.

CONFORMISMO “SUPERFICIALE” E CONFORMISMO “PROFONDO”

In psicologia sociale sono stati distinti due tipi di conformismo: l’acquiescenza e l’accettazione. L’acquiescenza si ha quando modifichiamo il nostro comportamento esteriore anche se non crediamo davvero in quello che stiamo facendo. Per esempio, durante una gita in auto Marta vorrebbe fumare una sigaretta, ma i suoi amici insistono perché lei non lo faccia. Anche se Marta non è d’accordo con la loro decisione, la pressione degli amici la obbliga ad adeguarsi almeno esteriormente.

In altri casi, invece, finiamo per credere sinceramente in quello che il gruppo ci influenza a fare: questa forma di conformismo è chiamata accettazione. Per esempio, usiamo il preservativo durante i rapporti sessuali perché ci siamo convinti che sia un buon modo per proteggerci dalle malattie sessualmente trasmissibili. Oppure, dividiamo e ricicliamo i nostri rifiuti perché siamo arrivati a credere che tutti dovremmo impegnarci in favore dell’ambiente. Questo tipo di conformismo è sincero!

CONFORMISMO E DIFFERENZE DI GENERE

Le femmine sono più suscettibili dei maschi alla pressione della maggioranza? Fino agli anni 70, sia nell’opinione comune che tra gli psicologi era considerato un dato di fatto che le femmine fossero più suscettibili dei maschi all’influenza della maggioranza.

Tuttavia, dalla fine degli anni 60, i ricercatori cominciarono a non riscontrare più questa tendenza, e allora si chiesero se le differenze da sempre evidenziate fossero causate da distorsioni insite agli studi sperimentali. Per esempio, si riscontrò che le partecipanti femmine tendevano a conformarsi in misura maggiore rispetto ai maschi principalmente in studi condotti da uomini, mentre negli studi condotti da donne era più probabile che maschi e femmine si conformassero nella stessa misura.

Questo potrebbe essere causato dal fatto che gli sperimentatori maschi conducono gli studi in un modo che porta i partecipanti maschi a sentirsi più sicuri e le femmine a sentirsi meno sicure. Un’altra interpretazione potrebbe essere che, in determinate situazioni, le femmine si conformino più dei maschi alla pressione della maggioranza perché le femmine sono più attente al gruppo di cui fanno parte e meno attente alla propria indipendenza.

IL CONFORMISMO ESISTE. E L’ANTICONFORMISMO?

Fino a che punto, quindi, il conformismo può manipolare la nostra mente? Siamo davvero disposti a negare l’evidenza pur di essere conformi agli altri, al gruppo?

Se si pensa all’esperimento di Asch, la risposta sembrerebbe essere sì. Guardando ai risultati, forse la cosa più sorprendente è che alcuni partecipanti hanno riportato di aver davvero visto le linee come la maggioranza: questo vuol dire che, almeno in una minoranza dei casi, le opinioni della maggioranza possono addirittura modificare la nostra percezione della realtà.

In alcune situazioni, questo potrebbe avere un senso logico: se non siamo sicuri di qualcosa, controlliamo con qualcun altro per risolvere l’indecisione; nel momento in cui invece siamo sicuri di quell’informazione, l’opinione delle altre persone non dovrebbe avere un effetto così forte su di noi. Considerando il risultato ottenuto in una situazione non particolarmente stressante, proviamo ad immaginare cosa potrebbe succedere nei casi in cui la pressione della famiglia, dei pari, della società sia invece molto forte.

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La verità è che noi esseri umani siamo dei conformisti naturali. Lo siamo nel modo di vestire, nel modo di parlare, negli atteggiamenti e nel modo di pensare: molto spesso questi meccanismi vengono messi in atto in modo automatico, senza pensarci e senza rendercene davvero conto. Quante delle nostre scelte nell’abbigliamento o nella capigliatura, nelle parole che scegliamo, nel modo di gesticolare, nel nostro gusto musicale e cinematografico sono dettate dalle pressioni dirette o indirette del gruppo sociale a cui apparteniamo?

Anche quando vorremmo essere anticonformisti, probabilmente ci stiamo comunque “conformando” a dei modelli che ci hanno preceduto; in più, l’anticonformista ha sempre bisogno della massa di persone conformiste (da cui vorrebbe tanto allontanarsi) per potersi davvero distinguere, o il suo comportamento non avrebbe più un senso.

Perché la verità è che conformismo e anticonformismo sono due facce della stessa medaglia. Oggigiorno, si potrebbe dire che un anticonformista è semplicemente colui che cerca di prendere le proprie decisioni cercando di mettere da parte i condizionamenti sociali e culturali che vengono dalla famiglia, dalla scuola, dagli amici e alla società. Ma è davvero possibile?

 

Bibiliografia consigliata:

– Asch, S. E. (1940). Studies in the Principles of Judgments and Attitudes: II. Determination of Judgments by Group and by Ego Standards. The Journal of Social Psychology, 12(2), 433-465.

– Asch, S. E. (1948). The doctrine of suggestion, prestige and imitation in social psychology. Psychological Review, Vol 55(5), 250-276.

– Moghaddam, F. M. (2002). Psicologia sociale. Bologna: Zanichelli.

– Mucchi Faina, A. (1998). Il conformismo. Bologna: Il Mulino.

– Girard, R. (2006). Il pensiero rivale. Dialoghi su letteratura, filosofia e antropologia. Massa: Transeuropa.