Riprendiamo il tema dello scorso articolo su “Tutti insieme nel lettone” …

È poi così dannoso far dormire i bambini nel lettone per lungo tempo?

E se si, quali sono i trucchi per evitarlo nella maniera più dolce possibile?

A cura della dr.ssa Giovannina Marasco

Uno dei libri più famosi e controversi a tal riguardo, è quello del medico spagnolo Estivill, “Fate la nanna”, basato su un metodo piuttosto “duro” che mira ad abituare i bambini ad addormentarsi da soli senza che i genitori accorrano al loro pianto.

Ciò che accade, con questo metodo è che un bambino smette di piangere non perché ha imparato a regolare il proprio sonno, ma perché si è lettone-2rassegnato, non senza tristezza, a rimanere da solo. Alcune ricerche hanno dimostrato che i bambini che smettono di chiamare perché i genitori non accorrono (come previsto ad esempio dal metodo Estivill) in realtà non instaurano una buona regolamentazione del sonno, ma “sviluppano una rassegnazione intrisa di sofferenza che costituisce una deviazione dal percorso normale stabilito dalla natura”.

Il bambino neonato, ha bisogno di stare il più vicino possibile alla sua mamma, nel lettone con la mamma o in una cullina molto vicina al lettone ed a lei in modo che sia molto facile, molto comodo affettivamente, dal punto di vista relazionale incontrarsi e conoscersi tra la mamma ed il bambino.

Dal 6°- 9° mese di vita il bambino è pronto a dormire in un proprio spazio separato da quello in cui si trovano mamma e papà. Dormire in un proprio lettino sarà il risultato di un apprendimento nuovo e questo ha per lui numerosi vantaggi, in primo luogo gli da la percezione di cominciare a sentirsi autonomo e di potersi creare un senso di sé, un proprio io che non è più cosi inglobato ed incorporato dentro al contenitore fatto dall’abbraccio di mamma e papà.

lettoneCi sono comunque dei segnali da tenere in considerazione e non tutto deve essere rigidamente programmato: il bambino può attraversare un periodo di paure o di cambiamenti (ingresso al nido, cambiare casa, la nascita di un fratellino, lutti, separazioni…), momenti o passaggi in cui può darsi regredisca e che richieda di dormire nel lettone (non che vada per forza accontentato) ma, il genitore si deve porre in un atteggiamento più disponibile rispetto a queste richieste di ritorno nel lettone piuttosto che di addormentarsi tenendosi per mano.

E se continua a piangere?  Dobbiamo fare lo sforzo di spostarci noi verso il suo lettino, rimetterlo nel suo lettino, ritranquillizzarlo, eventualmente sdraiarci su un materassino di fianco al suo lettino. Questo farà percepire al nostro bambino l’idea molto chiara che non può entrare nel lettone ed eventualmente è la mamma o il papà che stanno nella sua zona del lettino, perché questo è il posto in cui deve rimanere a dormire.

Ecco allora 6 regole per una serena nanna per tutti:

1) Create un rituale della nanna sempre uguale

Il bambino è abitudinario e conservatore. Quindi è fondamentale, fin dalla nascita, creare un rituale breve ma rassicurante che accompagni la messa a nanna.

Ad esempio il rituale può iniziare tra le 18 e le 20 con un bagnetto che deve essere piuttosto caldo (38 °C) e prolungato: 15, 20 minuti.

Poi indossa il pigiamino, segue la cena. Dopo mangiato niente giochi vivaci e in cameretta i genitori gli possono cantare una canzoncina (a voce bassa) o leggergli un libricino.

Una volta spenta la luce, gli si può rimanere accanto in silenzio, con una mano sul corpo e facendogli qualche lieve carezza sulla schiena o sul capo. Devono essere gesti lievi e di breve durata.

Si risveglia di notte? Non prendetelo subito in braccio, non accendete la luce né portatelo in soggiorno. Ma ripetete nell’oscurità naturale della casa gli stessi gesti, parlate poco e a bassa voce. Mantenendo abitudini calme, rassicuranti e ferme, il bambino si adeguerà senza soffrire.

La risposta pacata e tranquilla della madre o del papà è il miglior balsamo lenitivo e rafforzante. Le neomamme non devono farsi prendere dall’ansia, ma cercare una tranquilla serenità. La ripetitività è il mezzo migliore per dare al piccolo quel quieto conforto che previene ogni timore di abbandono. Se il rituale necessita dei cambiamenti, è sempre meglio proporli a piccole dosi.

2) Fatelo dormire vicino a voi almeno fino all’anno di età

Se la mamma allatta, la cosa migliore è che dorma nel letto insieme a lei, oppure si può tenere la culla vicino al letto dalla parte della mamma; in questo modo le fasi del sonno di mamma e figlio si armonizzano, garantendo il riposo migliore per entrambi.

Il bambino potrà essere messo in un’altra stanza anche a  partire da un anno di età.

3) Se vi chiama di notte, andate da lui

I risvegli notturni di un bambino devono essere considerati un fatto assolutamente normale, che può durare fino ai cinque anni.

In particolare tra l’8° mese e i tre anni il piccolo sviluppa la cosiddetta ansia da separazione. L’istinto naturale del piccolo cerca la vicinanza della madre, anche di notte. Quindi in questo periodo la risposta “sensibile” della madre al pianto del bambino, contribuisce a creare in lui la fiducia verso la mamma. E questo è alla base dello sviluppo del senso di sicurezza interiore e di un attaccamento sicuro.

Accogliere il piccolo nel lettone durante il periodo dell’ansia da separazione non è una pratica diseducativa. Prima o poi i bambini imparano a dormire da soli. Nella maggior parte dei casi i disturbi del sonno che si verificano in questa fase sono limitati nel tempo. Quasi tutti i bambini riprendono a dormire tranquillamente entro il terzo o quinto anno.

4) Lasciatelo giocare da solo

Maria Montessori diceva: ”Le cure sono il compito dell’adulto; il gioco è il lavoro dei bambini”. Questo significa che l’adulto non deve intromettersi nei giochi dei piccoli, perché li impoverisce, sostituendosi a lui con meccanismi mentali diversi che rendono il bambino passivo.

Se l’adulto agisce di continuo da protagonista nelle situazioni di gioco, il bambino non vive al proprio livello l’esperienza della libera scelta delle proprie azioni, del creare a suo modo;  questo ricade negativamente sulle necessità fisiologiche quotidiane, come sulle sue abilità mentali. Il gioco, l’esplorazione, il mettersi alla prova, sono tutte attività che contribuiscono a rendere un bambino indipendente e un bambino indipendente riuscirà a gestire bene i suoi ritmi di sonno e veglia. Infatti, se di giorno passa del tempo giocando per conto suo gli sarà più facile di notte stare un po’ da solo nel silenzio.

5) Per farvi ascoltare siate gentili ma risolutivi

Il bambino ha bisogno di un binario sicuro sul quale procedere. Se un genitore dice sempre sì a ogni richiesta il piccolo si sentirà più potente del genitore e questo sentimento spaventa e fa arrabbiare.

Un’altra cosa che rende il bimbo fragile è porlo davanti a scelte continue. Chiedere a un bambino: “ti va di andare a nanna?” significa dare un’immagine di genitore insicuro che rende il bambino a sua volta insicuro. Compito del genitore è decidere per il bene del piccolo. Ma molti hanno paura delle reazioni oppositive o di incorrere in capricci. Come fare per far sì di essere ascoltati?

La soluzione è parlare al piccolo in modo gentile ma risolutivo. Avere modi garbati ma fermi, senza scelte alternative, questo dà pace al bambino. Se al momento di andare a dormire, si dice tranquillamente “Ora è il momento della nanna”, il bambino percepisce che si tratta della ineluttabilità delle cose che vanno fatte quotidianamente e questo trasmette tranquillità.

6) Se si sveglia per un brutto sogno alla mattina raccontate che anche voi avete avuto un incubo

Se il piccolo chiama per un brutto sogno è meglio non accendere la luce, ma semplicemente stargli vicino, in silenzio, accarezzandolo e facendogli sentire le vostre mani sul suo corpo.

Al mattino potete raccontare voi di aver fatto un brutto sogno che vi ha spaventato. Il bambino si deve ritrovare indirettamente in questo racconto, senza che nessuno alluda a ciò che ha vissuto. In questo modo il piccolo sente che quello che ha provato succede anche agli altri, perfino ai suoi genitori.

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E poi ci sono le eccezioni:

Si al dormire insieme in un weekend fuori casa, 1) perché probabilmente si ha a disposizione una stanza con un letto solo quindi inevitabile, 2) si trasmette il messaggio di una situazione extra, inusuale, una vacanza che porta anche, l’eccezione di dormire tutti insieme.

Si a momenti elitari, sporadici e diluiti nel tempo (non devono essere un appuntamento fisso), di dormire tutti insieme nel lettone anche a casa, semplicemente perché fa piacere a tutti, per coccolarsi.

Bibliografia

  • IL SEGRETO DELL’INFANZIA, Maria Montessori.
  • FACCIAMO LA NANNA, Grazia Honnegger Fresco, Il leone verde.
  • ATTACCAMENTO E PERDITA, L’Attaccamento alla madre, J. Bowlby, Bollati-Boringhieri (2000).
  • ATTACCAMENTO E PERDITA, La separazione dalla madre: angoscia e rabbia, J. Bowlby, Bollati-Boringhieri (2000).
  • DOVE DORMONO I BAMBINI. Rassegna della letteratura sul cosleeping, Nanni F. (2006)