A cura di Lucia Massetti, psicologa

Sempre più frequentemente, giungono all’attenzione degli specialisti richieste di aiuto da parte dei genitori, riguardanti le difficoltà di sonno dei propri figli.

La carenza di sonno nei bambini, si traduce nella stessa carenza o addirittura mancanza, negli adulti e questo è senza dubbio un aspetto di rilevanza notevole, dato che siamo chiamati ad assolvere più compiti durante la giornata ed è noto che anche una sola notte insonne, può causare alcune difficoltà, tra le quali maggiore aggressività e modificazioni dell’umore!

Ma cosa sappiamo, oggi, sul modo di dormire dei bambini? E quali aspettative nutriamo verso il loro sonno? e queste, saranno realistiche?

Dormire, per tutti, è di fondamentale importanza, ma quello che dobbiamo sapere è che i bambini hanno un ritmo sonno-veglia differente rispetto a quello degli adulti. Nel nostro immaginario, infatti, i bambini dormono in modo continuo, senza risvegli oppure crollano per la stanchezza, abbandonandosi al sonno! In realtà, gli studi mostrano una situazione differente: il sonno rappresenta un fenomeno estremamente complesso, che porta in sé specifiche caratteristiche. Queste caratteristiche tendono ad evolvere nel corso della crescita e anche della notte.

Il sonno dei bambini, almeno fino ai 5-6 anni, è suddiviso in sonno quieto (simile al sonno ad onde lente degli adulti); sonno attivo (simile al sonno REM degli adulti) e sonno di transizione (fase di tranquillità in cui si passa sostanzialmente dalla veglia al sonno).

Durante la gravidanza e nelle prime settimane dopo la nascita, il bambino passa molto tempo a dormire e la maggior parte del sonno è spesa nella fase REM: fenomeno che risulta funzionale allo sviluppo cerebrale. La percentuale diminuisce con la crescita, fino a quando non si arriva alla stessa quantità di sonno REM adulta a circa 5 anni (20%).

Il sonno è strutturato in cicli che tendono a ripetersi (sonno di transizione, sonno quieto, sonno attivo) che nel bambino durano circa la metà di quello degli adulti, tra 45-60 minuti.

Dalla nascita e per diversi mesi, i bambini dormono alla fine di ogni poppata; solo crescendo sviluppano un più chiaro ritmo sonno-veglia.

Le caratteristiche del sonno infantile sono dovute all’immaturità del sistema nervoso ed è solo attraverso lo sviluppo delle strutture preposte al meccanismo di regolazione del sonno, che si avrà la capacità di sincronizzare i cambiamenti degli stati fisiologi (fame e sonno) ai cambiamenti ambientali (luce-buio), con una certa regolarità.

Quali sono le funzioni del sonno?

Dormire assolve ad alcune importanti funzioni: favorisce lo sviluppo cerebrale, consolida la memoria e gli apprendimenti, agevola la secrezione dell’ormone della crescita e rafforza il sistema immunitario. Risulta, allora, evidente perché i bambini dormano molte più ore degli adulti e anziani. Un bambino appena nato spende 15-20 ore a dormire, mentre un adulto circa 8 e gli anziani circa 6. Ma si deve sempre considerare, che rimangono a tutte le età, molte differenze individuali.

Quali sono le cause dei disturbi del sonno dei bambini?

Nei primi mesi, il neonato per la regolazione degli stati fisiologici dipende dalla madre (o dal caregiver) che si prende cura di lui, alimentandolo e favorendone il sonno, attenuando luci e rumori. Il genitore aiuta, quindi, il bambino a sviluppare gli innati meccanismi che gli permetteranno di riconoscere e auto-regolare i propri segnali interni biologici.

La regolazione dei ritmi sonno-veglia, da zero a 3 anni, coinvolge anche altri aspetti: personali, affettivi, emotivi e sociali.

La dimensione personale include ad esempio il temperamento del bambino o il livello di arousal (eccitabilità). Gli aspetti emotivi, affettivi e sociali, invece, coinvolgono processi di separazione, riunione e conforto da parte del careviger.

I neonati si svegliano di frequente per alimentarsi, ma anche perché l’alternanza dei cicli di sonno provoca micro-risvegli tra un ciclo e l’altro, che possono determinare il richiamo di un adulto per essere ri-addormentamento: ma questo è assolutamente normale, temere la lontananza dell’adulto ha infatti avuto valore evolutivo come fattore di protezione.

A 12 mesi, la madre rappresenta una fonte di rassicurazione stabile per il bambino e andare a dormire scatena delle reazioni di attaccamento: abbandonarsi al sonno rappresenta una separazione e i risvegli una opportunità di riunione e fonte di sicurezza. Inoltre, in questo periodo il maggiore sviluppo delle abilità cognitive e motorie, porta con sé un maggiore desiderio di esplorare l’ambiente, evidente nella fatica ad addormentarsi.

A 24 mesi, i bambini possono sperimentare nuovi stati di ansia, dovuti alla maggiore consapevolezza di sé e dell’altro, come pure dell’ambiente. Inoltre, in questa epoca iniziano a manifestarsi i primi incubi. Tutti questi aspetti possono rendere difficile dormire per un bambino e richiedere l’intervento del genitore, ma è importante tenere sempre conto che sono parte di un normale processo di maturazione.

A 36 mesi, invece, spesso iniziano a manifestare la paura del buio e continuano a richiedere una rassicurazione da parte degli adulti.

Altri fattori che possono incidere sulla qualità del sonno dei bambini sono lo svezzamento, la paura dell’estraneo (che si manifesta a partire dai 18 mesi), la dentizione, le malattie (anche in famiglia).

Possono essere determinati anche da conflitti tra i genitori o dalla ripresa del lavoro del caregiver che comporta una sua maggiore assenza. Anche periodi di stress o ansia familiare o eventi particolari (nascita di fratelli, passaggio da una scuola ad un’altra di ordine superiore) possono creare uno stato di attivazione nel bambino, con conseguente difficoltà ad addormentarsi o a riposare.

Tra le difficoltà prevalentemente descritte troviamo: proteste per andare a dormire e risvegli durante la notte. I bambini in queste situazioni mettono in atto delle strategie di comportamento istintive funzionali ad ottenere la vicinanza del genitore come piangere, essere presi in braccio o aggrapparsi.

Quali allora i rimedi?

Nella nostra cultura, i bambini devono essere subito abituati a dormire da soli e ad essere autonomi. Queste abitudini si sono diffuse di recente, a partire dagli anni ’70 e successivamente rafforzate negli anni ’90. Con la diffusione di queste pratiche sembra essere aumentato lo sviluppo di disturbi del sonno nell’infanzia riportati dai genitori.

In altre culture, come quella africana o asiatica, in cui è consuetudine far dormire i propri figli con se; i genitori non riportano le stesse difficoltà nell’addormentamento e i risvegli durante la notte sono meno frequenti.

Nella cultura occidentale ai bambini vengono dati oggetti per auto-consolarsi, come ciucci o peluche, che invece sono sconosciuti in queste altre.

Naturalmente, i genitori possono scelgono il modo che più sentono adatto alle loro esigenze per far dormire il proprio bambino, ma farlo eventualmente dormire con se non lo farà diventare un vizio!

Ci sono delle pratiche che indipendente da questa scelta possono favorire un buon sonno.

Parlarne prima di tutto con uno specialista è sempre importante, perché oltre a fornire specifiche indicazioni, può escludere altri tipi di difficoltà.

A seguire alcuni consigli:

  • abitudini regolari nel sonno aiutano il bambino a sincronizzarsi con l’ambiente e a concentrare il sonno durante le ore notturne,
  • non mettere il bambino a letto addormentato, ma preferibilmente addormentarlo nella in camera, per favorire la consapevolezza di quale sia il luogo in cui dormire,
  • evitare attività stimolanti prima di andare a dormire e creare un rituale dell’addormentamento,
  • l’ambiente dovrebbe essere silenzioso e tranquillo e non molto illuminato,
  • la temperatura della stanza non deve essere superiore ai 18-20 gradi e inoltre i bambini non devono essere troppo coperti,
  • se il bambino piange è bene rassicurarlo: parlandogli con dolcezza, con un piccolo massaggio o prendendolo in braccio.

Ai genitori è richiesta molta pazienza in questa fase e la stanchezza può sopraggiungere, è quindi anche necessario farsi supportare da figure vicine, come i nonni, che possono permettere al genitore di riposare e recuperare.

Letture consigliate:

  • Gonzalez C. (2005). Bésame mucho. Come crescere i vostri figli con amore. Coleman Editore.
  • Bortolotti A. (2010). E se poi ci prende il vizio? Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini. Editore Il Leone Verde.
  • Bortolotti A. (2016). I cuccioli non dormono da soli. Il sonno dei bambini oltre i metodi e i pregiudizi. Mondadori.