A cura della dr.ssa Giovannina Marasco

L’esperienza emotiva dei nuovi padri rimane ancora un mistero inesplorato, un evento interiore di cui si sa pochissimo.

Cosa pensa, cosa sente, cosa prova l’uomo alla vigilia della propria paternità?

Come entra nel nuovo territorio della genitorialità?

Recenti ricerche hanno messo in luce alcune “ombre emotive” che si stagliano nella mente del futuro neo-papà nel corso dei nove mesi di gravidanza, anche se con modalità non sempre consapevoli. Emerge inoltre, una notevole fatica a comunicare in modo positivo e costruttivo l’esperienza della paternità all’interno della comunità maschile e su questo aspetto pesa, forse, il fatto che davvero gli uomini, contrariamente alle donne, non hanno familiarità con una comunicazione di stampo emotivo, attenta alle sfumature intrapsichiche, in grado di generare empatia e auto-aiuto su un fronte diverso e pratico da quello del “fare”.

Un uomo che decide di avere un figlio va incontro ad una fase del proprio ciclo di vita che ha un enorme potenziale di trasformazione. Diventare genitori comporta, infatti, una definitiva trasformazione dell’identità: insieme al proprio bambino un uomo vede nascere un “nuovo se stesso”.

La fatica mentale ed emotiva che un uomo deve affrontare nel momento in cui si confronta con la possibilità di una paternità è davvero smisurata: nessun’altra sfida comporta le stesse implicazioni emotive e psicologiche. Diventare padre spaventa perché da alcuni uomini questo evento viene interpretato come un’interruzione del proprio ciclo di vita, un ostacolo nei confronti di tutto ciò che è stato conquistato fino a quel momento della propria esistenza: la posizione e la stabilità professionale; la libertà di usare il tempo libero a proprio vantaggio e piacimento.

La fatica di diventare padre

Sono pochissime le ricerche che hanno indagato il mondo emotivo dei padri nel periodo più precoce, quello che va dall’inizio della gravidanza al primo semestre di vita del proprio figlio, dopo l’evento nascita. Un’infinita quantità di studi ha rivelato e raccontato le emozioni materne, ha fatto luce sulla depressione materna, per moltissimo tempo negata e non vista, ma solo di recente si è cominciato a studiare cosa accade nel mondo interiore di un uomo che affronta l’evento “nascita”. È recentissima la comparsa di studi che parlano di depressione post-partum dei papà attestandone la prevalenza intorno al 5% della popolazione. Studiosi come Paulson, Dauber e Leiferman (2006) hanno individuato in uno studio, un 10% di neo-padri con sintomi depressivi, all’interno di un campione di 5089 famiglie, fornendo prova, per la prima volta, su un campione così ampio, della significatività dell’evento depressivo nella popolazione dei padri, la cui condizione sintomatologica (parimenti all’equivalente status materno) si rivela correlata a pratiche di accudimento e di interazione genitore-neonato più scadenti. Ramchandani (2005) ha dimostrato inoltre, che la depressione paterna post-natale è associata a disturbi emotivi e comportamentali che il bambino manifesta all’età di 3 anni e mezzo, con particolare evidenza di disturbi della condotta nei figli maschi.  Questo studio dimostra che la depressione paterna, al pari di quella materna, gioca un ruolo specifico nello sviluppo emotivo-comportamentale dei bambini. Sostenere il ruolo, le funzioni e la competenza emotiva dei neo-papà, infatti, significa investire in un fattore protettivo di salute di primaria importanza, non solo per il nascituro, ma anche per la coppia genitoriale.

Il ruolo protettivo dei padri

La letteratura attuale parla di padri assenti e imputa alla loro latitanza educativa molti dei problemi di sviluppo manifestati dai soggetti in età evolutiva, soprattutto nell’ingresso in adolescenza.  In una prospettiva psicodinamica più volte è stato affermato che al padre spetta il compito psicologico di “collocarsi” al centro della relazione madre-figlio durante le fasi pre-edipiche dello sviluppo, diventando un polo alternativo in grado di attenuare le funzioni specifiche assolte dalla madre nel suo ruolo essenziale di caregiver primario. Il padre, con il suo intervento educativo, priva il bambino dell’oggetto del suo investimento affettivo primario facendolo passare dalla logica del bisogno a quella del desiderio. Non va trascurato, del resto, che se l’uomo prova a stare sulla scena sin dai momenti più precoci, a guadagnarne in qualità e intensità è anche il rapporto madre-figlio visto che, come afferma John Bowlby, l’uomo, offrendo sostegno emotivo alla propria compagna, fungerà per lei da base sicura, divenendo in tal modo anch’egli figura di attaccamento. Del resto la simbiosi tra madre e bambino è spesso così intensa e totale che un uomo può inserirsi al suo interno solo grazie alla disponibilità della propria compagna a farsi da parte per chiamarlo in causa, lasciando momenti diretti di interazione tra padre e figlio e fidandosi della sua capacità di essere presente e di prestare cure altrettanto premurose, sebbene dissimili da quelle che avrebbe adottato lei. Questo coinvolgimento del padre deve essere facilitato il più precocemente possibile. La mamma deve “attivare” questo dispositivo di accudimento che nell’uomo scatta in modo meno automatico, rispetto a quanto succede alla donna. Infatti, il sentirsi padre e la capacità di “costruire una propria immagine di sé assieme al bambino”, cosi da soddisfare adeguatamente i suoi bisogni, sembrano essere, nel maschio, associati all’opportunità di interagire precocemente con il proprio figlio. Cruciale è un’interazione padre-neonato che passa anche attraverso il contatto fisico.

Se questo meccanismo riesce ad essere attivato, la coppia affettiva si trasforma in un amorevole triangolo familiare, in cui ogni membro gioca un ruolo che automantiene la relazione affettiva all’interno del “nuovo sistema famiglia” e che permette al padre di abbracciare a tutto tondo la sua nuova dimensione genitoriale, connotata da una modalità emotiva sempre più personalizzata ed amorevole, che ha fatto parlare di paternità affettiva (Maggioni 2000). È questa la rivoluzione di nuovi papà, così diversi dai padri del passato, che erano “caricati” di una forte valenza normativa, ma assai scarsi nell’assolvimento di funzioni affettive, la cui mancanza ha spesso lasciato affamati di “amore di padre” i figli delle passate generazioni.

I padri di fronte al mondo emotivo delle madri

Per alcuni uomini la vicinanza emotiva tra madre e neonato diventa, a tratti, perfino dolorosa, perché viene percepita come una modalità che inconsapevolmente li esclude.  Il papà che è lo spettatore di questa danza amorosa, che tiene vicini in modo esclusivo suo figlio e la sua compagna, si domanda spesso: “io cosa ci sto a fare in mezzo a questi due?”.

Molti neo-papà descrivono questa situazione associandole una sensazione dolorosa di “essere tagliato fuori” da qualcosa di molto importante, essere escluso da una relazione che, almeno sulla carta, dovrebbe, invece, appartenere di tutto diritto anche a loro.

La nuova sfida: aiutare i neopapà

Probabilmente molto sta cambiano nel contesto socio-culturale e anche nella mente dei nuovi papà, anche se tali cambiamenti ancora non hanno sdoganato la presenza del padre dal ruolo marginale che spesso gli viene affidato dagli stessi servizi che si occupano di gravidanza e nuove nascite; tutti proiettati verso mamma e bambino. In effetti, mentre molto azioni, sono state introdotte per la mamma ed il suo bambino, a tutt’oggi quasi nulla esiste per accompagnare il papà nel percorso che lo vedrà abbracciare con il corpo e con il cuore il proprio bambino. Le principali “istanze” di rinnovamento che caratterizzano il mondo emozionale, intrapsichico e concreto dei nuovi papà sembrano essere più il risultato di una maggiore predisposizione naturale a “mettersi in gioco” in prima persona e a cambiare gli schemi di interazione e comportamento che hanno contraddistinto i padri e gli uomini delle passate generazioni. A volte questi papà “entusiasti e fai-da-te” sono stati, anche con un po’ di disprezzo e denigrazione, chiamati col nomignolo di “mammi”.

In realtà, potremmo pensare che nel terzo millennio la società si sta dotando di una nuova generazione di padri desiderosi di cambiare gli schemi che per troppo tempo hanno impedito agli uomini di poter entrare in contatto con la propria esperienza emotiva, abbracciandone i passaggi complessi ma anche le mille sfaccettature e potenzialità. Una via verso una nuova paternità passa attraverso il congedo dal lavoro alla nascita dei figli, che in Germania e nei paesi del nord Europa è sempre più diffuso, e che da noi invece, salvo rare eccezioni, non fa ancora parte del costume culturale.

Occorre che si impari a considerare la paternità un vero e proprio capitale sociale al quale la società del terzo millennio non può rinunciare, ma dal quale intende partire per garantire alle future generazioni un’esistenza resa forte dalla presenza armoniosa e cooperativa di due genitori consapevoli dei propri limiti e dei propri punti di forza, detentori di una competenza parentale in grado di regalare ad ogni figlio radici solide con cui “attaccarsi” alla vita e un paio d’ali con cui “esplorare” il mondo alla ricerca della realizzazione di sé.

Bibliografia:

BOWLBY J. (1979), Attaccamento e perdita. Vol.1: L’attaccamento alla madre. Bollati Boringhieri, Torino.

BOWLBY J. (1988), Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano.

GREEMBERG M. (1994), Il mestiere del papà. Il ruolo del padre nello sviluppo del bambino e nella crescita di tutta la famiglia, RED, Como.

MAGGIONI G. (a cura di, 2000), Padri nei nostri tempi. Ruoli, identità, esperienze, Donzelli, Milano.

PAULSON J. F., DAUBER S., LEIFERMAN J.A. (2006), “Individual and combined effects of postpartum depression in mother and fathers on parenting behavior”, Pedriatrics, 118,659-668.

PELLAI A. (2003), Nella pancia del papà. Padre e figlio: una relazione emotiva. Franco Angeli Editore, Milano.

PELLAI A. (2007), Le mie mani sono le tue ali, San Paolo Edizioni, Milano.

PELLAI A. (2007), Sul monte della tua pancia. Le emozioni di un uomo in attesa di un figlio, San Paolo Edizioni, Milano.

PELLAI A., GUALA A., BONA G. (2007), Sentirsi padre. Una ricerca alla scoperta del mondo emotivo dei nuovi padri.

RAMCHANDANI P., STEIN A., EVANS J., O’CONNOR T. G., THE ALSPAC STUDY TEAM (2005), “Paternal depression in the postnatal period and child development: A prospective population study”, Lancet, 365, 2201-2205.